Personale sanitario a rischio incolumità Cresce il numero delle aggressioni
Nel mirino medici, infermieri, Oss, soccorritori. Al pronto soccorso di Lucca 306 segnalazioni in sette anni e mezzo
LUCCA. No, non sono semplicemente “freddi numeri”, sono l’indicatore di una situazione allarmante, di un pericolo che da tempo non è più “potenziale”, ma è manifesto. Sono i numeri delle aggressioni ai danni del personale sanitario, a centro dell’incontro organizzato ieri dall’Ordine dei medici di Lucca, in occasione della “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza degli operatori sanitari e socio-sanitari”. E alcuni numeri li ha forniti, in apertura, il presidente dell’Ordine Umberto Quiriconi. I dati nazionali parlano di 1.200 aggressioni all’anno (quattro al giorno), ai danni dei sanitari, di 1.850 denunce per aggressioni subite da parte di operatori del settore. Il 70% delle volte le vittime sono donne, con un’aggressività che, nel 60% dei casi, si manifesta con minacce, anche pesanti, nel 20% con percosse, nel 10% con violenza a mano armata e in un altro 10% con vandalismi. Vittime principali, ma non le sole, sono tra il personale del pronto soccorso, le guardie mediche e gli operatori del 118. I dati, ha precisato Quiriconi, sono aggiornati al 2019, ma non si discostano molto dal quadro attuale. Anzi, i numeri sono in aumento e, probabilmente, la realtà è ancora peggiore, «Perché moltye denunce non vengono fatte per paura di ritorsioni».
Nell’occasione è stato lanciato uno slogan: “Il vero nemico è la malattia, non il medico. La responsabile del pronto soccorso di Castelnuovo Piera Banti ha evidenziato le conseguenze, anche psicologiche, che si trovano a vivere gli operatori oggetto di violenze (violenze che, con la nuova legge, prevedono la procedibilità di ufficio verso gli aggressori, senza cioè bisogno di denuncia).
Una situazione pesante per tutti gli attori del mondo sanitario, compresi i farmacisti, come ha ricordato il presidente del loro Ordine Salvatore Ingrosso: «La nostra è una realtà difficile. Essendo distribuiti capillarmente su tutto il territorio ci troviamo a essere una sorta di primo front office tra paziente e sanità pubblica, spesso da soli. E soprattutto in questi due anni di pandemia ci siamo trovati più volte a gestire situazioni difficili». Ingrosso ha sottolineato la necessità di fare rete tra tutti gli attori dell’assistenza. E, tra loro, chi spesso paga il prezzo più alto sono gli infermieri. Basti un dato, reso noto, dalla presidente del relativo Ordine di Lucca Guadalupe Capizzano: su 170mila infermieri sono be 140mila quelli che hanno subito atti di violenza. Ci sono poi i casi particolari, quelli dei settori più a rischio, come la psichiatria, dove negli ultimi anni, complice anche la pandemia, la situazione è andata via via peggiorando, come raccontato da Adalgisa Soriani, responsabile dell’unità salute mentale dell’Asl.
E poi il caso del pronto soccorso, al centro di un’indagine specifica illustrata dal dirigente Asl Marta Manghetti. Altri numeri, anche questi allarmanti, sono quelli (nella scheda sopra) registrati tra il giugno 2013 e il dicembre 2021 al Ps di Lucca. I motivi? Soprattutto i tempi di attesa, e non è un caso che la maggior parte delle aggressioni (il 60%) siano relative a pazienti in situazioni cliniche non gravi (visto che chi più sta male prima deve essere visitato) e in un paio di casi si è arrivati anche alle minacce con un coltello. Una situazione che con la pandemia si è ulteriormente aggravata. Parallelamente sono state presentate le strategie per ridurre il rischio, la prima e più importanti delle quali è segnalare ogni episodio.
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