Il Tirreno

Lucca

Caro-grano, la paura dei fornai: «Il pane dovrà aumentare di prezzo»

Rossella Lucchesi
Caro-grano, la paura dei fornai: «Il pane dovrà aumentare di prezzo»

Le voci degli esercenti lucchei: pesa sui prodotti il costo delle farine, ma anche il trasporto delle materie prime sta fortemente incidendo

3 MINUTI DI LETTURA







lucca. L’eco della guerra in Ucraina si avverte anche nelle vetrine dei panificatori lucchesi e sono l’effetto dei rincari dell’energia ma anche delle materie prime.

«Finora siamo riusciti a contenere i costi dei nostri prodotti, perché abbiamo ancora un po’ di scorte – affermano Cristina De Alberti e il marito Francesco Casali, titolari dello storico forno di via Guinigi – ma in futuro prossimo non sappiamo cosa accadrà. Certo, ci dispiacerebbe essere costretti ad aumentare il prezzo del pane, bene di primo consumo per tutti, ma non siamo noi a dettare le regole. Faremo del nostro meglio, considerando che da sempre utilizziamo esclusivamente farine italiane. Che, però, venendo a mancare quelle importate dalla Russia e dall’Ucraina, non saranno sufficienti per soddisfare anche le esigenze delle aziende che erano solite rifornirsi nei Paesi coinvolti dalla guerra che adesso cercheranno di accaparrarsi quante più scorte possibili. Ma non si fanno miracoli».

A mettere ansia alle imprese del settore è anche il forte aumento di luce, gas e carburanti. «Se la benzina e il metano hanno raggiunto prezzi stratosferici – commenta Pamela Lombardi del panificio Chifenti – tutti ne risentiremo, perché i mezzi che ci riforniscono la farina consumano carburante. Se a ciò aggiungiamo i rincari delle bollette della corrente elettrica, tutto si fa più complicato. Speriamo di poter mantenere i prezzi attuali o di doverli solo lievemente ritoccare».

Il problema, secondo Sergio Cei de Il Forno in via della Rosa, è legato soprattutto ai forti rincari dell’energia elettrica e del carburante che inevitabilmente incideranno su eventuali rincari del pane. «Noi – afferma – siamo una piccola realtà che per fortuna vive anche sulla vendita di altri prodotti alimentari, ma questa batosta ci danneggerà ugualmente. Da una bolletta luce mensile di 1.100 euro, siamo arrivati a pagarne tremila per i medesimi consumi. Per adesso ce la facciamo, ottimizzando la produzione per evitare rimanenze, poi cosa faremo?». Da sei anni Luca Amato, che si trova al forno Casali per lavoro, è rappresentante per la De Cecco e non nasconde una certa preoccupazione per quanto sta avvenendo in Russia e Ucraina, da cui proviene circa il 30% delle esportazioni globali di grano. «Purtroppo – spiega – anche la nostra azienda sarà costretta ad attingere da altri mercati e probabilmente a rivedere il listino prezzi. Per fortuna, per quanto concerne il grano tenero per fare pizze e pane, ci riforniamo anche da Paesi d’oltreoceano come l’Arizona che speriamo possano esaudire le richieste imprenditoriali». Anche il panificio Marchi in via della Zecca, che abitualmente adopera farine nazionali ed europee, dovrà fare a meno dei prodotti di provenienza ucraina che comunque utilizzava in quantità minime. «Al momento – dice il titolare Giuseppe Marchi – non abbiamo aumentato i prezzi e speriamo di non essere costretti a farlo, ma la preoccupazione è tanta, anche perché le famiglie non ce la fanno più».

Della stessa opinione Carla Giurlani dell’omonimo panificio di via Fillungo che tratta anche prodotti alimentari e gastronomia. «Incrociamo le dita – sospira – sperando che la crisi si risolva, ma non sono così ottimista. È un momento difficile e c’è grande incertezza. Dopo i disastri prodotti dal Covid, questa proprio non ci voleva».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web