Il Tirreno

Lucca

In tantissimi in piazza

Luca Dini
Un gruppo di persone alla manifestazione in piazza Umberto I a Castelnuovo tiene tra le mani i lembi di una bandiera ucraina, a sinistra don Lyupak, a capo dell’Esarcato
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Un gruppo di persone alla manifestazione in piazza Umberto I a Castelnuovo tiene tra le mani i lembi di una bandiera ucraina, a sinistra don Lyupak, a capo dell’Esarcato

Le bandiere della pace e quelle gialloblù Cittadini, studenti e amministratori uniti

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La Valle del Serchio stringe il suo abbraccio attorno all’Ucraina. Ieri, centinaia di persone in piazza Umberto a Castelnuovo per manifestare contro la guerra. Una giornata che segna l’avvio delle opere di solidarietà e di accoglienza che saranno coordinate dalle due Unioni dei Comuni, Garfagnana e Media Valle, con varie associazioni di volontariato del territorio. Tra le bandiere della pace e gli striscioni con messaggi di pace, anche due bandiere ucraine portate in piazza da famiglie della zona. Sono circa 200 i cittadini ucraini che abitano in provincia di Lucca e che già stanno accogliendo parenti in fuga dalla guerra. In piazza, i racconti degli studenti dell’Isi Garfagnana, le parole di Volodymyr Lyupak, sacerdote dell’Esarcato apostolico per i fedeli ucraini, e quelle dell’abate di Castelnuovo, monsignor Angelo Pioli, e della direttrice della Caritas Diocesana di Lucca, Donatella Turri, e di Giovanni Bolognini, presidente associazione Compartecipo di Lucca. Presenti tutte le amministrazioni della Valle, l’assessore regionale Stefano Baccelli e i consiglieri regionali Mario Puppa e Valentina Mercanti. Il primo, commosso, intervento è stato di Andrea Tagliasacchi, presidente Unione Comuni Garfagnana. «È una giornata importante perché c’è tutta la Valle, ci sono i giovani, è un segnale straordinario legato ai valori della nostra comunità – dice Tagliasacchi – che sono pace, solidarietà, impegno civile, senso dello Stato e delle istituzioni e un’idea di comunità e di Europa aperta che è tutto tranne che guerra e violenza. Da oggi parte la raccolta adesioni delle associazioni e partiremo con un coordinamento operativo per l’accoglienza». Duro l’intervento di Baccelli che cita Primo Levi ed elogia l’Europa. «La democrazia è una conquista quotidiana, non va data per scontata – afferma –. Un dittatore ci porta indietro nel tempo, bisogna fare differenza tra aggressori e aggrediti. L’Unione Europea ha dato un senso di unità forse inaspettato, molto forte». È stato poi il momento dei ragazzi dell’Isi Garfagnana. Sofia Landi e Irene Rossi della 5ªB del liceo scientifico Galilei hanno letto Bertolt Brecht e Tiziano Terzani: «Si studia la storia per non commettere gli stessi errori, ma questo insegnamento non è seguito da chi ce lo impartisce». Anche Jacopo Rossi e Riccardo Rossi (4ªB liceo Galilei) scelgono Terzani, mentre Viola Bechelli, Alice Aquilini, Brigitta Aquilini, Sara Mannolini e Pia Toni toccano l’anima della piazza mostrando la guerra dagli occhi dei bambini, ricordando le già numerose vittime di questo conflitto, leggendo “L’ultima notte” di Paul Èluard e raccontando la storia di Polina, la bambina morta nei bombardamenti di Kiev. Bolognini ha chiesto alla piazza di adoperarsi per la pace. «È’ qualcosa di più che dire “no” alla guerra – spiega –: bisogna fermare la spirale del male. Da pacifisti dobbiamo diventare pacifici». Molto attese le parole del sacerdote Volodymyr Lyupak: «Sento il dovere di essere in questa piazza – dice –, vedo le bandiere ucraine e mi si riempie il cuore. L’Italia vede l’Ucraina per come è e non per come si pensava magari una volta, quando sono arrivato qui nel 2008. Tutto il mondo conosce ora i nostri valori, la nostra identità. Valori che sono quelli europei. Da noi la guerra c’è già dal 2014 con i problemi in Crimea e nel Donbass, la libertà è un dono di Dio e ora l’Ucraina ha reagito, Dio ci ha dato l’intelligenza per farci vedere dove sta la verità e dove sta l’aggressore». Don Angelo Pioli ha amici e conoscenti in Ucraina. «Posso forse immaginare il dolore che ha Volodymyr nel cuore, ci sentiamo impotenti ma siamo tutti uniti – afferma –. Pandemia e guerra sono come due sorelle che ci hanno fatto vedere la realtà in cui viviamo, dobbiamo prendere coscienza delle nostre responsabilità. La corsa alle armi ci ha portato a un punto che basterà premere un pulsante per avere la pace universale». Ha chiuso Turri: «I primi arrivi nelle nostre zone sono persone con parenti o conoscenti qui, presto arriveranno i profughi».

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