Il Tirreno

Lucca

Un paese come albergo. L’idea per Borgo Batone da villaggio abbandonato a struttura ricettiva

Luigi Spinosi
Uno scorcio di Borgo Batone
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Uno scorcio di Borgo Batone

Sono già oltre una trentina i soci che hanno aderito all’iniziativa. Il sindaco Bonfanti: «Esperienza pilota che merita di essere imitata» 

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IL PROGETTO

Un tempo qui era pieno di rumori: bambini che correvano per i vicoli, animali che muggivano o belavano nelle stalle, contadini al lavoro. Poi, nemmeno troppo lentamente, è calato il silenzio. Borgo Batone, un delizioso complesso di antichi edifici in pietra che dominano dall’alto la Valfreddana, si è svuotato, seguendo il destino comune a tanti piccoli paesi arroccati sulle colline italiane. Il suo ultimo abitante era un contadino, scomparso nel 2010. Un borgo quasi fantasma, che sarebbe stato destinato all’oblio anche fisico, con il tempo che avrebbe cancellato un altro pezzetto del nostro passato. Avrebbe se non fosse stato per la passione di una coppia viareggina, John Gattai e Milena Ricci, che hanno acquistato quegli edifici ormai abbandonati.

Uno di questi, villa Barsotti, è stato recuperato, con un restauro splendido che la creazione di una stupenda struttura ricettiva. Un restauro che però è stato attento a non cancellare la memoria contenuta e raccontata dalle pietre, che qui, come negli altri edifici, aiutano a ricostruire la storia di questo borgo, le cui origini risalgono all’epoca romana.

Ma l’opera di rinascita non si è fermata al cancello della villa. L’idea, diffusa nel nord Europa, un po’ meno da noi, è quella di far rivivere l’intero borgo. E come? Recuperando, nel rispetto della loro storia, tutti gli edifici del paese e facendone strutture ricettive. L’idea è quella dell’albergo diffuso, non limitandosi così al “salvataggio”, ma facendone un qualcosa di vivo, di produttivo. E qui entra in gioco Patric Meier architetto di Monaco che con il fotografo Massimo Fiorito ha dato gambe al progetto. È nata cos la Gemeinshaft Albergo Diffuso Borgo Batone, una Srl che ha rilevato l’intero villaggio dai coniugi Gattai (i quali comunque hanno mantenuto quote della società), appunto per ristrutturare gli edifici e farne, come recita il depliant del progetto, «un villaggio dove possono soggiornare contemporaneamente fino a 80 persone, per le vacanze, come luogo d’incontro, come rifugio: 16 edifici e 25 ettari di terreno di proprietà condivisa, per uso personale o da affittare, organizzato tramite il modello della cooperativa». Nel frattempo è partita la ricerca dei soci (oltre trenta quelli che hanno aderito al momento) in attesa del definitivo acquisto del villaggio, previsto nei prossimi mesi. Il progetto è stato illustrato ieri mattina, alla presenza anche del sindaco di Pescaglia Andrea Bonfanti, della storica Katrin Frische e dell’art director Narcisa Fluturel. «Sapevamo che avremmo voluto fare qualcosa in questo luogo speciale, ma ci mancavano i mezzi finanziari per metterlo in atto – ha sottolineato Narcisa Fluturel – Patric Meier, architetto e urbanista di Monaco, ha avuto allora l’idea geniale. Abbiamo bisogno di persone che si uniscano alla nostra visione. Insieme potremmo avere la possibilità di acquisire il villaggio e farlo rivivere».

«L’idea – ha aggiunto il sindaco di Pescaglia Bonfanti – unisce la creazione di una struttura per l’ospitalità con la necessità di far rinascere un paese. Si tratta di un progetto pilota, che speriamo possa essere esportato per salvare anche i molti altri paesi a rischio abbandono».

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