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la protesta 

L’ufficio del lavoro in piazza: «Personale ridotto al minimo»

Rossella Lucchesi
L’ufficio del lavoro in piazza: «Personale ridotto al minimo»

I dipendenti dell’ispettorato hanno inscenato un sit-in davanti alla sede. Il 18 marzo saranno a Roma per una manifestazione nazionale della categoria

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LUCCA. Stato di agitazione per i dipendenti dell’ufficio provinciale del lavoro che si preparano al primo sciopero generale assoluto della categoria, proclamato per venerdì 18 marzo con una grande manifestazione che si svolgerà a Roma. L’iniziativa – che coinvolge tutte le organizzazioni sindacali – è il frutto di una mobilitazione del personale impiegato nelle sedi disseminate sul territorio nazionale, da tempo sul piede di guerra per contestare quella che definiscono una situazione lavorativa giunta al limite. Dal 21 al 25 febbraio, ogni giorno, in tutti gli uffici italiani dell’ispettorato del lavoro, si sono svolte assemblee in vista dello sciopero.

Anche Lucca ha fatto la sua parte, organizzando un sit-in davanti alla sede di via Antonio Gramsci, al quale ha preso parte una rappresentanza degli attuali 31 dipendenti dell’ufficio che nella nostra città conta 19 ispettori e 12 amministrativi, due dei quali prossimi al pensionamento.

«Impossibile lavorare con una quota così risicata di personale – afferma Alessandro Cavallo, Rsu Funzione Pubblica Cgil – che non ci permette di gestire adeguatamente le oltre 40.000 aziende del territorio che comprende anche Massa Carrara, dove la situazione è ancor peggiore, con solo nove ispettori e tre amministrativi che a breve saranno ridotti a due unità, perché uno di loro è vicino alla pensione. Siamo qui – prosegue l’esponente sindacale – per manifestare il nostro dissenso, contestualmente ai colleghi di tutte le sedi italiane e al presidio davanti al ministero del Lavoro, gridando a gran voce le ragioni di una protesta che, assicuriamo, andrà avanti, finché non si troverà un accordo. A Roma saremo in tanti, perché vogliamo far sentire la nostra voce. Forte e chiara. E tornare vincitori per poter offrire il migliore servizio alla comunità e al personale dipendente che negli ultimi tempi è stato costretto a svolgere mansioni inadeguate al proprio titolo di studio e alle competenze richieste».

Dalle testimonianze raccolte ieri dai dipendenti, risulta che, in seguito al decreto legge 146 emesso nell’ottobre 2021 sull’aumento di morti sul lavoro, per carenza di personale, diversi amministrativi abbiano dovuto sostituirsi a personale specializzato (ingegneri e tecnici della prevenzione) per controlli, verifiche e collaudi di macchinari e impianti elettrici in alcune aziende. Parallelamente alcuni ispettori non hanno potuto svolgere le loro funzioni di controllo, per seguire pratiche interne in momenti di assenza di personale amministrativo.

«Non è così che si fa – aggiunge Lorena Maggiolo, segretaria generale della funzione pubblica Cgil di Lucca – perché con la sicurezza non si scherza e noi abbiamo il dovere di garantirla a tutto tondo, ma ci servono i mezzi che purtroppo oggi scarseggiano. Lo Stato deve investire in risorse, assumendo personale specializzato in grado di eseguire alla perfezione un lavoro che non può essere demandato a chi non è dotato delle opportune competenze. Da noi le ultime assunzioni risalgono al 2006 e da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Adesso dobbiamo agire nell’interesse delle imprese e dei dipendenti che, ricordo, durante l’emergenza Covid hanno operato da casa, utilizzando i propri mezzi tecnologici, telefono e corrente elettrica e dovendo talvolta richiedere interventi tecnici a loro spese». La rappresentante sindacale ribadisce le ragioni dello sciopero che partono dalla richiesta di perequazione delle indennità di amministrazione per i dipendenti statali, attraverso l’impiego di fondi inclusi nella legge di bilancio del 2020. Una nota del sindacato contesta «che il beneficio venga riconosciuto esclusivamente ai dipendenti dei ministeri, escludendone il personale in forza all’ispettorato nazionale del lavoro e Anpal che non riceveranno gli aumenti previsti dalla bozza del Dpcm e prevista per gli altri lavoratori che applicano il contratto nazionale funzioni centrali. Per questo pretendiamo di ricevere il medesimo trattamento dei colleghi del ministero del Lavoro».

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