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Musica e parole per il congedo dal Maestro Giani Luporini
Una toccante cerimonia funebre per il compositore, artista internazionale scomparso a 85 anni
lucca. Un addio commosso, con le sue note e le sue parole. L’addio al maestro Gaetano Giani Luporini – scomparso domenica 28 febbraio a 85 anni mentre era ricoverato all’ospedale di Barga – nella basilica di San Frediano, è stato un lungo racconto della sua vita e della sua inestimabile opera di artista, che ha saputo coniugare, come ha detto in chiusura un caro amico, il maestro Gianfranco Cosmi, «le tre muse», cioè la pittura, la poesia ma soprattutto la musica. È stato anche un racconto della persona, della sua spiritualità, capacità di ascolto, la sua autenticità.
È iniziata con un racconto personale di don Carmelo Mezzasalma, parroco alla Custodia della Certosa di Firenze e docente del conservatorio Boccherini. È stato lui, la cui vita si è intrecciata in più momenti con quella del maestro Giani Luporini, a celebrare il rito funebre, insieme a don Lucio Malanca, parroco del centro storico, don Piero Ciardella, don Emilio Citti.
«Da bambino – ha ricordato Mezzasalma, di origini siciliane – venivo in vacanza in estate, per tre mesi, dai Padri Passionisti di Ponte a Moriano. Studiavo pianoforte e loro si premurarono di trovare un’insegnante che potesse seguirmi nel periodo che passavo a Lucca. Quell’insegnante era la madre di Gaetano (Annunziata Luporini, ndr), una pianista affermata, che mi parlava di questo figlio compositore che stava facendo il suo percorso nella musica». Successivamente, Mezzasalma rivide Giani Luporini a Firenze, alla fine degli anni Settanta, quando il maestro lucchese insegnava armonia e contrappunto al conservatorio Cherubini di Firenze. Poi, quando divenne direttore del Boccherini a Lucca, chiamò Mezzasalma a insegnare nell’istituto. «Non avrei mai immaginato quando venivo a Lucca da ragazzo – ha detto il sacerdote siciliano ricordando Giani Luporini – che questa città sarebbe stata così importante nella mia vita». E del maestro Luporini, rivolgendosi spesso alla signora Giovanna Morelli, moglie del maestro, ha sottolineato l’altissimo spessore artistico, la sua «vita vissuta per la musica, la sua utopia creativa. La musica era per lui ciò che c’è di eterno nella nostra quotidianità. Voglio ricordare la sua grande forza spirituale».
«Il maestro Giani Luporini aveva uno spirito musicale innato – ha ricordato il sindaco Alessandro Tambellini –. Ricordo un concerto al Boccherini, nei primi anni Ottanta, con una sua composizione per pianoforte. Una musica innovativa ma anche legata alla tradizione, al teatro, per il quale ha composto. Nelle sue composizione c’è un’armonia universale che va oltre il presente. Giovanna mi ha detto che una delle ultime parole che ha pronunciato è stata “aiuto”: forse ha chiesto aiuto per passare l’ultima barriera d’ombra per arrivare nell’armonia eterna». Bellissime e accorate anche le parole di Renzo Cresti, presidente dell’Accademia Santa Cecilia di Lucca, che domenica 6 marzo, dopo la messa delle 10,30, eseguirà in cattedrale un brano dal Mottettone di Luca Bacci in memoria di Giani Luporini. A ricordare il maestro scomparso, anche il professor Raffaello Nardi, presidente dell’Accademia Lucchese di Arti e Scienze di cui Giani Luporini era membro da anni.
Tante altre le personalità presenti alle esequie, dal maestro GianPaolo Mazzoli, direttore del Boccherini, alla studiosa e musicologa Gabriella Biagi Ravenni, al maestro Aldo Tarabella, a lungo direttore artistico del Teatro del Giglio. Ha chiuso la musica: “Follia Angelica” per violino solo, il toccante “Adagio” dal Quartetto d’archi “degli Affetti” dedicato a Boccherini, “Squilli d’arcangelo e ghigni del diavolo” per tromba. E poi le parole, con tre poesie da altrettante raccolte scritte dal maestro Giani Luporini.
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