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Rapina violenta in villa: maxicondanna per il capobanda

Luca Tronchetti
Rapina violenta in villa: maxicondanna per il capobanda

Dieci anni e mezzo al malvivente che con tre complici terrorizzò un commerciante e i suoi cari fuggendo con il bottino

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LUCCA. Ha sempre negato di aver commesso quella cruenta rapina in villa e non ha mai rivelato il nome dei tre complici che erano con lui alle 21 della sera del 27 febbraio 2017 quando il commando fece irruzione nell’abitazione di San Salvatore di Montecarlo colpendo alla testa, con il calcio di una pistola, l’imprenditore Giovanni Pieroni – oggi sessantasettenne e già titolare del concessionario «Pieroni Moto» – e legandogli le mani con alcune fascette di plastica da elettricista. A quel punto la gang, tutti componenti a volto coperto e con indosso guanti in lattice, dopo aver immobilizzato anche la moglie e la figlia che si trovavano al piano superiore dell’edificio, costrinsero il commerciante ad aprire la cassaforte dove vennero prelevati diversi oggetti in oro e alcuni Rolex per un valore di 70-80mila euro. Ma a cinque anni da quella serata da incubo per Pieroni e i suoi cari, l’unico imputato al processo, l’uomo che carabinieri e magistrati ritengono essere stato il capobanda di una feroce organizzazione composta da malviventi provenienti dall’Europa dell’Est è stato riconosciuto colpevole dei reati di rapina aggravata, lesioni aggravate e sequestro di persona. Per Agron Hasani, 42 anni, origini montenegrine, un domicilio a Cascina, arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo circa tre mesi dopo l’assalto alla residenza del noto esercente e ancora detenuto, è arrivata ieri mattina la prima sentenza di condanna dai giudici del tribunale collegiale presieduti da Nidia Genovese con a latere Alessandro Dal Torrione e Felicia Barbieri. Per Hasani Agron è stata stabilita una pena di dieci anni e sei mesi di reclusione dopo che nella sua requisitoria il pm d’udienza, Antonio Mariotti, aveva chiesto una condanna a tredici anni di carcere. In questi lunghi cinque anni di detenzione non è mai cambiato l’atteggiamento processuale del malvivente che, prima di essere catturato, aveva cercato di allontanarsi dalla Toscana. Assistito dai legali Pierpaolo Santini e Nicola Giribaldi si è sempre dichiarato estraneo ai fatti addebitati sostenendo che lui quella sera non si trovava Montecarlo. Ma a incastrarlo sono stati alcuni elementi concordanti e coincidenti. Prima tra tutti la Skoda Fabia grigia, utilizzata dai malviventi per la fuga dopo la rapina in villa. Il bandito che guidava la vettura – risultata essere intestata ad altre persone e in uso a Hasani Agron visto che con quell’auto si presentava quotidianamente alla stazione dei carabinieri di Cascina perché soggetto a obbligo di firma in virtù di precedenti sentenze di condanna – durante la fuga in direzione della Valdinievole perse il controllo della macchina vicino alla rotonda di Macchie di San Piero a Pescia andando a sbattere contro un muretto. Un testimone vide uscire dall’auto, abbandonata sul posto, quattro persone incappucciate e una teneva in mano un sacchetto bianco che probabilmente conteneva la refurtiva. I carabinieri trovarono nell’abitacolo un passamontagna e uno scontrino relativo all’acquisto di tre paia di guanti in un negozio di Fornacette di Pisa avvenuto il 21 febbraio 2017 alle 16,55. E proprio le immagini della videosorveglianza interna all’esercizio commerciale avevano immortalato il montenegrino mentre acquistava la merce e in particolare i guanti e le fascette di plastica. Non solo. Dagli accertamenti dei carabinieri – all’epoca diretti dal sostituto procuratore Salvatore Giannino – emerge dalle celle telefoniche Agron Hasani si trova nella zona verso le 16, cinque ore prima della rapina. Poi, alle 21 quando il commando entra in azione nella villa di Pieroni, il cellulare del malvivente risulta spento. Tutti elementi probatori che alla fine hanno pesato sulla decisione del collegio.

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