Sicurezza
La Cgil sul Piano del parco: «Occupazione a rischio»
Il sindacato lancia l’allarme: «Destinate alla chiusura otto aree estrattive. Nessuno ci ha ancora spiegato come saranno assorbiti i posti di lavoro persi»
MINUCCIANO. Altro no al Piano integrato del Parco delle Alpi Apuane. È quello che arriva dalla Cgil Fillea regionale e delle provincie di Massa Carrara e Lucca. Una bocciatura motivata dalla difesa dei posti di lavoro a fronte della cancellazione di alcune aree di cava. È quanto riportato nella nota stampa firmata da Giulia Bartoli, segretaria della Fillea Cgil Toscana, e da Alessia Gambassi e Leonardo Quadrelli, rispettivamente segretari Fillea delle province di Lucca e Massa Carrara.
«Premesso che non siamo in possesso degli elaborati e del quadro normativo che compongono la proposta di Piano integrato di Parco, che abbiamo incontrato il presidente del Parco Alberto Putamorsi, che ci ha spiegato quella che era la situazione a ottobre, che sappiamo essere comunque stata modificata, vorremmo ribadire alcuni punti per noi imprescindibili sul tema delle cave»: scrive la Fillea, sottolineando che già i precedenti atti della Regione (il Piano di indirizzo territoriale e il Piano regionale cave) avevano regolamentato questo settore cercando un delicato e complicato equilibrio fra ambiente e lavoro.
«Dal 2015 in poi su iniziativa pubblica o privata – riprende il sindacato – sono stati adottati, approvati o presentati ai Comuni, i piani attuativi di bacino estrattivo, frutto di percorsi in cui la Fillea Cgil ha portato il contributo dei lavoratori. Francamente una proposta di Piano integrato del Parco che, leggiamo sulla stampa, sembra prevedere una riduzione del 58% circa delle aree contigue di cava, così come la chiusura di otto aree estrattive, ci lascia perplessi. Tra le cave destinate a chiusura ci sono cave attive, cave che per la filiera che fortemente abbiamo voluto generano posti di lavoro al piano. Posti di lavoro che nessuno ci ha spiegato come saranno assorbiti. Vogliamo in primis chiarezza e certezze per i lavoratori. Non possiamo accettare che il Piano integrato metta in discussione gli equilibri a fatica raggiunti».
Seppur con fini diversi, in parte la presa di posizione di Fillea si allinea quindi con quella della Confindustria Toscana Nord, che per voce di Fabrizio Palla, presidente della sezione lapidei e varie, aveva già duramente criticato questo documento. Che il Parco conta di approvare entro marzo, e che tuttavia rappresenta ancora una proposta che l’ente che tutela l’area delle Alpi Apuane fa alla Regione Toscana. Sarà poi il consiglio regionale a doverlo valutare per l’adozione e l’approvazione definitiva (si ipotizza entro la fine del 2022) .
«Ci preme ricordare – proseguono le segreterie Fillea – che la sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito che le aree contigue di cava non sono area protetta e quindi l’escavazione in quelle aree non comporta una lesione dei valori di tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute. Una nuova scelta di pianificazione che preveda la perdita di posti di lavoro non è per noi percorribile. Abbiamo messo da mesi all’attenzione della Regione, del presidente Giani e dell’assessore Baccelli le preoccupazioni dei lavoratori. Sappiamo che in questa fase il parere della Comunità di Parco non è vincolante, chiediamo però alla Regione di tenerne in dovuto conto e chiediamo di coinvolgere e ascoltare chi rappresenta i lavoratori nei percorsi che vanno a incidere sulle loro vite e su quelle delle loro famiglie. Alle aziende e alle istituzioni chiediamo di rendere effettivo che il 50 per cento dell’escavato sia lavorato in filiera corta come la legge regionale 35 del 2015 impone attraverso una tracciabilità controllata dalle stesse istituzioni».
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