La manifestazione
A Segromigno sessanta volontari preparano la cena a chi è in difficoltà
Un gruppo attivissimo composto da ultrasettantenni. I pasti sono inviati alla parrocchia di San Paolino a Lucca
CAPANNORI. Una sessantina di volontari, molti over 70, una cucina industriale, l’aiuto di privati e commercianti locali e tanta voglia di aiutare il prossimo: questi gli ingredienti. Il risultato della ricetta sono decine e decine di pasti cucinati ogni fine settimana per altrettante persone e famiglie bisognose, impacchettati diligentemente e trasportati a Lucca, alla mensa nei locali della parrocchia di San Paolino. I cuochi, invece, sono quella della mensa della solidarietà di Segromigno in Monte, nata nel luglio 2016 e oggi una delle realtà più attive della Piana.
A coordinarli è Paolo Cecchini, che di professione fa il geometra, ma ha il piglio (o forse sarebbe meglio dire la sensibilità) di quello che in molti chiamerebbero “manager del sociale”. È lui a raccontare la genesi e lo sviluppo della mensa, che ormai abbraccia varie attività di sostegno dei bisognosi. «Che poi – tiene a sottolineare – sono spesso persone come me e te. Se tu li incontrassi per strada, non te ne accorgeresti nemmeno che hanno saltato il pranzo o la cena. Qui non siamo in un film americano con i senzatetto coperti da un cartone sotto un ponte. Queste sono persone rimaste senza un lavoro fisso, senza casa, senza famiglia, che magari risparmiando i soldi per un pasto riescono a comprarsi una maglia. Si vergognano a chiedere aiuto per vie ufficiali, risparmiano cenando da noi».
La mensa della solidarietà della comunità parrocchiale di Segromigno in Monte e Segromigno in Piano, San Colombano, Camigliano e Tofori è attiva da sei anni. «Ci sono altre realtà come la nostra: Marlia, Vicopelago, Comunità di Sant’Egidio, gli scout, oltre ovviamente alla Caritas diocesana – racconta Cecchini –. L’obiettivo è garantire un pasto caldo ogni sera della settimana. Nel 2016 mancava qualcuno che si occupasse delle domeniche e così, grazie anche alla possibilità di usufruire della cucina a disposizione nei locali della parrocchia di Segromigno in Monte, si è messa in moto questa bella esperienza».
All’inizio i volontari erano una cinquantina, oggi sono 65. Sono divisi in quattro gruppi e ogni gruppo ha l’incarico di coprire un fine settimana al mese. I pasti sono garantiti tutte le domeniche dell’anno. «La fame non guarda se è Natale o ferragosto e neanche noi», sottolinea Paolo.
Prima della pandemia, nei locali della parrocchia non si cucinava soltanto, ma veniva anche allestita la mensa vera e propria per la cena della domenica. I volontari si occupavano anche del servizio di trasporto per chi non aveva mezzi per arrivare fino in paese. Con la pandemia le cose sono cambiate. «Abbiamo dovuto pensare alla sicurezza di tutti, seguire i protocolli – spiega Cecchini –; al momento cuciniamo a Segromigno, confezioniamo e portiamo le porzioni a Lucca, a San Paolino. Dalla nostra cucina escono una novantina di pasti. Alcuni di noi cucinano, altri sporzionano e confezionano, altri ancora si occupano del trasporto e poi tutti insieme ripuliamo. Durante la settimana ci troviamo per pianificare, controllare se manca qualcosa. C’è la distribuzione di generi alimentari a chi ne ha bisogno, bisogna organizzare e sistemare le donazioni». Perché dietro questa macchina ben oleata c’è la comunità locale: privati e commercianti che donano prodotti che poi diventano pasti: verdure, sughi, pasta, pane e così via.
E poi c’è il sociale nel sociale, un aspetto non da poco. «Questa attività dà senso alla vita di noi volontari e dei più anziani in particolare – dice Cecchini – hanno un motivo per uscire di casa, tenere i contatti, pianificare, fare. Si incontrano, parlano. Insomma, si mantengono attivi e si sentono partecipi. Infine, ma non certo per importanza, la mensa insegna a tutti noi a vedere le cose in prospettiva e ad apprezzare quello che abbiamo e quello che possiamo dare agli altri e per gli altri».
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