Sicurezza
Rifiutò l’invito del bullo e lui iniziò a tartassarla
Storia emersa all’incontro della questura. Finì con la ragazza salva e il ragazzo pentito
La vita di una ragazza perbene stravolta improvvisamente per aver gentilmente declinato, alle presenza di altri, l’invito ad uscire del bullo della scuola. Un semplice “no” che ha innescato la reazione del giovane rendendo un incubo, dapprima attraverso dei commenti denigratori sui social, poi facendosi dare man forte da una bulla dell'istituto superiore in questione, l’esistenza della vittima, costretta a vivere mesi difficili. Il punto di non ritorno di questa escalation venne toccato quando la giovane fu picchiata a scuola. Da quel momento la ragazza, che non voleva più frequentare le lezioni, subì un calo nei propri voti.
Quando il tunnel non sembrava presentare alcuna via di uscita, ecco il provvidenziale aiuto arrivato dalle persone a lei più care. Furono, infatti, le amiche ad avvertire la madre che, dopo averne parlato con la propria figlia, decise di rivolgersi alla polizia nella figura di Massimo Sodini, ispettore della divisione anticrimine della questura di Lucca e responsabile della sezione minori. Una volta individuati, gli autori degli atti di bullismo si sono resi conto, dopo aver riletto le chat dei messaggi scritti da loro stessi, di quanto male, fisico e psicologico, avessero arrecato alla ragazza.
Una storia con il lieto fine, dunque, con la giovane che ha potuto riprendere il controllo della sua vita, anche grazie a un tempestivo intervento di più persone.
Testimonianza di come il bullismo e la sua versione 3.0, il cyberbullismo, per quanto nemici subdoli, possano essere sconfitti se si gioca di squadra. Un episodio che fa il pari con quanto raccontato, nel corso dell’incontro tenutosi ieri mattina al Real Collegio, proprio dallo stesso ispettore Sodini che ha rivelato alla platea di essere stato preso di mira da dei bulli in età adolescenziale.
«Da piccolo ho dovuto sopportare il peso di essere perseguitato da dei bulli – ha dichiarato Sodini –. Stessa sorte per un mio caro amico, alle prese con un lieve difetto fisico, veramente bersagliato da queste persone. Lui, è questo il messaggio che voglio lanciare, però non si è mai arreso, rincorrendo i propri sogni per poi trasformarli in realtà. Oggi è uno stimato medico che ha curato, salvandogli la vita, il figlio di uno dei ragazzi che all’epoca si prendevano gioco di lui. La vita reale è quella che succede dopo l’età adolescenziale. Il bullo cerca di buttarti giù e cambiare le prospettive della tua vita: non bisogna mai abbattersi».
Concetti rafforzati dalle parole del questore di Lucca Alessandra Faranda Cordella, una delle ideatrici di questa mattinata e sempre pronta a schierare i propri uomini per arginare uno dei principali problemi dell’età giovanile.
«Tutti noi abbiamo faticato a crescere, sintomo di come gli anni adolescenziali siano ricchi di novità – ha affermato il questore Faranda Cordella –. Cari ragazzi, avete la fortuna di potervi confrontare quotidianamente con i vostri insegnanti che sono per voi un costante punto di riferimento. Per poter crescere in sicurezza, bisogna combattere il cyberbullismo nel quale molti giovani incappano in rete. L’attenzione a come si utilizzano i social e a cosa si posta, perché le foto non si cancellano mai completamente, deve essere costante».
Il binomio tra scuola e polizia svolge un ruolo fondamentale nell’ottica di prevenire e far venire alla luce episodi di questo genere. Ne è convinta la dirigente dell’ufficio scolastico territoriale di Lucca e Massa Carrara, Donatella Buonriposi. «Facciamo queste giornate perché non dobbiamo assolutamente ignorare una tematica così pressante – è il monito lanciato da Buonriposi –. Come ufficio scolastico abbiamo redatto un protocollo con due regole base: formazione a inizio di ogni anno scolastico per studenti e i loro famigliari e collaborazione con tutte le forze dell’ordine. Chi fa del bullismo agisce quasi sempre in gruppo. Il nostro compito è quello di aiutare gli studenti a gestire quei sentimenti, come ad esempio l’invidia, che non devono dominare la personalità di ognuno di noi».
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