Gioco
Fra le carte da giocare palazzo Guinigi e le fondazioni «Ci serve un’identità E più spazi per i giovani»
Il professor Mariti critico coi grandi eventi «E stop al turismo del mordi e fuggi»
Esperienze di studio, insegnamento, ricerca e lavoro a Milano, Torino, negli Usa e in Olanda, prima di prendere all’Università di Pisa la cattedra di economia. Poi il professor Paolo Mariti è tornato a vivere stabilmente a Lucca, dal 2001. Risiede nel centro storico, dopo aver abitato a Vorno, dove si trovava anche il colorificio del padre, e a Capannori.
Perché Lucca, cosa le piace della città?
«Qui si perde poco tempo per tutto, anche per fare una passeggiata. Ci sono evidenti comodità logistiche e si vive in un contesto architettonico, storico e culturale di grande rilievo. A Lucca so come muovermi e posso godere appieno dei rapporti con le persone, gran parte delle quali sono peraltro amici stranieri. Anche io mi sento un po’ turista e guardo la città con gli occhi di un visitatore. Mi piace la dimensione umana, poter girare sulle colline in un ambiente splendido, assolutamente da tutelare. Si è perso però il piacere di poter soddisfare quasi tutte le nostre esigenze di residenti dentro le Mura. La perdita di abitanti ha comportato anche la chiusura di generi di negozi che non trovano clientela nel turismo di massa. Per molti acquisti è indispensabile uscire dal centro».
Cosa è che invece non le va?
«Non apprezzo eventi di cui non si capisce la finalità e i vantaggi per l’immagine complessiva della città. Mi pare che ci sia una cacofonia nel voler ad esempio puntare da una parte su Puccini e Boccherini, dall’altra sulle star della musica moderna. Manifestazioni come il Summer Festival e altre sono fuochi di paglia che non incidono sugli aspetti strutturali dell’economia lucchese. L’indotto che se ne avvantaggia per la logistica arriva quasi tutto da fuori, il flusso turistico che portano è concentrato nei giorni degli eventi. Non credo che, in percentuale, sia prevalente la ricaduta sul tessuto locale».
Come si può fare per attirare invece turismo di qualità in maniera più o meno permanente?
«Servono una identità precisa e un messaggio forte. Oggi la comunicazione offerta di fatto propone una città mordi e fuggi. Il flusso turistico attuale ha favorito la nascita di tante attività sminuzzate, anche per la facilità di entrare sul mercato a costi bassi, ad esempio nella ristorazione veloce o nel commercio di souvenir. Si è creato un tessuto di offerta precario per il visitatore che passa e va, con un ritorno modesto sull’occupazione. Al tempo stesso è stato modificato il volto del centro storico».
Iniziative legate ai grandi della musica a parte, potrebbe giovare lo sforzo per attrarre il turismo culturale, partendo magari dalla realizzazione del museo della città a Palazzo Guinigi?
«Certo. Disponiamo tra l’altro di fondazioni di prestigio come la Ragghianti, la Pera, la Barsanti e Matteucci, oltre alla Puccini. Sarebbe quindi opportuno metterle in rete e aprirne ulteriormente la fruibilità e la frequentazione al pubblico».
Rimpiange la Lucca della sua gioventù, quando il centro storico era densamente abitato, ricco di funzioni e servizi e abbellito da una gran quantità di negozi di tradizione e di pregio, che offrivano di tutto?
«Per natura sono ottimista, ma devo ammettere che per una piccola città come la nostra è difficile pensare di tornare alle abitudini del passato. Sono fuori dalla storia. Nonostante le dimensioni, abbiamo oltretutto problemi simili a quelli dei capoluoghi metropolitani, ad esempio per i trasporti e la raccolta dei rifiuti. Si ragiona e si prova a dotare il territorio di nuove e necessarie infrastrutture, come i collegamenti veloci stradali e ferroviari, indispensabili per cittadini e industrie. Ma l’impressione è che i buoi siano scappati. I corridoi lasciati dai piani regolatori per quelle infrastrutture sono coperti di manufatti che andrebbero rimossi. Un bel problema, come stiamo vedendo».
Al recupero di funzioni potrebbero contribuire la ristrutturazione e il riutilizzo dei grandi immobili pubblici semi-inutilizzati e fatiscenti.
«Sarebbe utile, ma è un’impresa. Si tratta in genere di complessi costruiti con una destinazione diversa, non più proponibile. Ammesso di reperire i fondi necessari per i restauri, servono soprattutto idee sull’uso e progetti conseguenti».
Se fosse sindaco, quali priorità avrebbe?
«Trasporti, rifiuti e giovani. Urge una mobilità adeguata e va riorganizzata la raccolta dell’immondizia. Al primo posto dei miei impegni metterei però la realizzazione di impianti per lo sport, il tempo libero e l’aggregazione che consentano ai giovani il recupero di una socializzazione difficile, particolarmente devastata dalle restrizioni della pandemia. Per una formazione e una crescita sana delle nuove generazioni, Lucca dovrebbe offrire campi da calcio e da tennis, piscine, palazzetti, palestre, biblioteche. Non si può limitare il luogo della socializzazione ai locali della movida».
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