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Il caso Capannori preso ad esempio in Giappone

Luigi Spinosi
Il caso Capannori preso ad esempio in Giappone

Un prestigioso quotidiano nipponico dedica un lungo servizio alla città rifiuti zero e al suo sistema di raccolta differenziata

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CAPANNORI. Dal Giappone per studiare il “caso Capannori”. Il sistema di raccolta rifiuti e gli straordinari risultati raggiunti nel campo della raccolta differenziata dal comune della Lucchesia hanno suscitato interesse nell’estremo oriente, dove il giornale The Asahi Shimbun, uno dei più importanti del Paese del Sol Levante, ha dedicato un ampio servizio all’esperienza capannorese, nel campo della gestione dei rifiuti e del lo riutilizzo.

Nell’articolo emerge un aspetto caratteristico del nostro Paese, ossia la presenza di grandi contraddizioni. Siamo un Paese capace di dare di sé un’immagine pessima, ma, al tempo stesso, di mettere in evidenza grandi virtù e capacità, anche se l’argomento sono i rifiuti: «Quando sento parlare di spazzatura in Italia – si apre l’articolo del giornalista Toru Ishii – la prima cosa che mi viene in mente è la vista della spazzatura ammucchiata per strada per uno sciopero. Però vi sono alcune zone che rappresentano un esempio di come riciclare e ridurre i rifiuti. In particolare ho visitato Capannori, una zona molto progredita che si è dichiarata prima città a rifiuti zero d’Europa».

Il servizio prosegue descrivendo il funzionamento del sistema di raccolta differenziata, il sistema settimanale di ritiro dei diversi rifiuti, l’adozione del microchip nei sacchetti, e i rincari di tariffa per chi supera la quantità di rifiuti indifferenziati, con anche l’intervista ad alcuni cittadini per capire le loro reazioni. Tra le persone intervistate anche il presidente di Ascit Alessio Ciacci che ha spiegato come nell’arco di 20 anni, a Capannori, si sia passati dal 39 all’82 per cento di raccolta differenziata. Un sistema potenziato e in continua evoluzione, ma che affonda le sue radici negli anni Novanta. E qui il servizio si concentra sulla figura di Rossano Ercolini, il direttore del Centro Rifiuti Zero e presidente di Zero Waste Italy, nonché vincitore del Goldman Environmental Prize (l’equivalente del Nobel per l’ecologia). La vita di Ercolini, fino a quel momento un tranquillo maestro elementare, e la storia stessa di Capannori, cambiarono nel 1994, quando emerse l’idea di un inceneritore per eliminare i rifiuti. Progetto accantonato poi pochi anni dopo proprio sotto la spinta delle mobilitazione partita da Ercolini, diventato poi un punto di riferimento del mondo ecologista. Da qui il principio adottato del recuperare invece di bruciare, che ha portato Capannori a diventare un esempio: nell’articolo vengono citate, tra le altre cose, la collaborazione con le aziende per sostituire i prodotti non riciclabili, o l’esperienza del centro di riuso Daccapo (con la testimonianza di Marcella Niccolini). Ma si parla anche dei prossimi obiettivi, come quello indicato dal sindaco Luca Menesini di arrivare al 95 per cento di rifiuti riciclabili intervenendo sui pannolini usa e getta.

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