Il Tirreno

Lucca

Tribunale: prime indagini nel 2014 

Rifiuti al posto dei fertilizzanti nei campi Prima udienza del processo: 18 imputati

Pietro Barghigiani
Rifiuti al posto dei fertilizzanti nei campi Prima udienza del processo: 18 imputati

Alla sbarra imprenditori, amministratori e tecnici di società pubbliche. L’accusa: fanghi di depurazione nei terreni coltivati

3 MINUTI DI LETTURA





Pietro Barghigiani

PORCARi. Prima udienza a sette anni dall’apertura dell’inchiesta e a più di cinque dall’emissione delle misure cautelari nell’operazione “Demetra”, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura fiorentina su un presunto giro di smaltimenti abusivi di fanghi di depurazioni fatti passare come fertilizzanti in agricoltura.

Sono diciotto gli imputati tra imprenditori, manager di società pubbliche e tecnici che stamani compariranno davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Cipolletta, a latere Mirani e Messina). Sarà una prima udienza di smistamento con la costituzione delle parti e la presentazione di eventuali eccezioni da parte dei venti avvocati schierati a difesa di chi è accusato di aver inquinato, per risparmiare sui costi di smaltimento, centinaia di ettari della campagna dell’Alta Valdera.

Gli imputati

A giudizio l’imprenditore Felicino Del Carlo, 55 anni, di Porcari, conosciuto nel Pisano per le attività della Delca; Alessandro Salutini della Cd Green, 58 anni, nato a Pontedera e residente a Porcari; Giuseppe Franco, 64 anni, palermitano, titolare dell’azienda Pieri Ecologia di Altopascio; Gianni Pagnin, 70 anni, di Padova, titolare della Coimpo di Rovigo; Alessia Pagnin, 45 anni, di Padova, legale rappresentante della Coimpo; Glenda Luise e Mauro Luise, imprenditori della provincia di Padova; Mario Crepaldi, imprenditore veneto legato alla Coimpo; Andrea Casella di Capannori; Francesco Di Martino, 66 anni, di Viareggio, dirigente area tecnica di Gaia Spa; Andrea De Caterini, all’epoca amministratore delegato di Geal Spa; Ettore Mauro Fabbri, responsabile impianti di depurazione della Geal di Lucca; Alberto Corsetti di Viareggio, 60 anni, amministratore di Sea; Gerardo Francesco Garruto e Marcello Ennio Trebino, di Genova; Michele Del Corso, ingegnere, 57 anni, di Pisa, dirigente dell’Asa Livorno; Ermanno Biemmi di Pescia e Federico Ansaldi del Consorzio Torrente Pescia.

Le accuse

Le contestazioni vanno dal traffico illecito rifiuti all’inquinamento ambientale, dal falso alla truffa. Per l’accusa oltre 45 mila tonnellate di rifiuti tra cui speciali e pericolosi, costituiti da fanghi di depurazione contenenti sostanze inquinanti derivati da cicli industriali, sarebbero finite in circa 800 ettari di terreni dell’Alta Valdera. Campi coltivati in gran parte a grano e graminacee che sarebbero stati contaminati dalle acque reflue industriali e urbane ricche di idrocarburi, metalli pesanti, rame e zinco mai rimossi perché trattati solo sulla carta. I fanghi, secondo le accuse, sarebbero stati spacciati come fertilizzanti e destinati alle coltivazioni tra Peccioli, Palaia, Lajatico, Crespina Lorenzana, Fauglia, Montaione, Casciana Terme Lari e Capannoli.

Il sistema

A chiusura dell’inchiesta – indagini di carabinieri forestali e Guardia di finanza – la tesi della Procura disegna questo scenario. Gli impianti di depurazione Asa, Consorzio Torrente Pescia, Gaia, Geal e Sea cedevano i fanghi alla ditta Coimpo di Adria (Rovigo) che a sua volta faceva da intermediario e li “girava” alla Dc Green di Porcari – proprietà Del Carlo – per lo “spandimento” ritenuto illegale nei terreni attraverso le ditte di autotrasporti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web