Italia
Tolentino, il sindaco chiede un confronto
Ieri nuovo sciopero con manifestazione a Carraia dopo l’annuncio di una riorganizzazione che prevede dieci esuberi
CAPANNORI. Dovrebbe svolgersi all’inizio della prossima settimana il faccia a faccia tra sindacati e azienda per discutere del piano di riorganizzazione degli stabilimenti della Tolentino a Carraia e Coselli. Un piano che prevede anche una decina di esuberi. Intanto ieri i lavoratori della Tolentino degli stabilimenti di Carraia e Coselli hanno fatto un’ulteriore giornata di sciopero, con un altro presidio sui cancelli dello stabilimento di via Nuvolari, per protestare contro la decisione dell’azienda di portare via una parte dei macchinari e delle produzioni e procedere al licenziamento di una decina di lavoratori.
«Alla mobilitazione – si legge nella nota sottoscritta da Simone Tesi della Slc Lucca, Massimiliano Bindocci della Uilcom Uil e dalel Rsu aziendali – si è unita anche la cartiera (lo stabilimento di San Gennaro estraneo alla riorganizzazione ndr) , nella consapevolezza da parte di tutti che un ridimensionamento degli asset aziendali può avere ripercussioni su tutti. L’azienda ancora non ha fornito nessun tipo di spiegazione della scelta fatta. Dopo molti solleciti si è limitata a offrire una prima possibilità di incontro per la prossima settimana, ma oltre non è andata. I lavoratori non hanno nemmeno disposizioni su come si dovrebbero comportare da lunedì, visto il fermo di altri macchinari per lo smontaggio. Ovvio che la tensione sia salita e abbia portato i lavoratori a decidere di incrociare ancora le braccia a sostegno di una vertenza, l’ennesima, dopo la crisi e il fallimento della Papergroup (società dalla quale la Tolentino ha rilevato l’intero compendio aziendale) , che li vede ancora impegnati a difendere i loro posti di lavoro. Questo, nonostante le numerose rassicurazioni fatte dall’attuale proprietà (la famiglia Zago, proprietaria del gruppo Pro-gest di Treviso) , che, non più tardi di qualche settimana fa, aveva rassicurato sulla sicurezza di tutti i posti di lavoro. Questa viene vista da tutti come una presa in giro resa anche dal silenzio di cui si è circondata tutta la direzione, dopo l’annuncio delle “novità”, fatto il 5 di gennaio. Al presidio sono anche intervenute rappresentanze delle istituzioni locali che hanno assunto l’impegno, dietro richiesta esplicita delle Rsu e dei sindacati, ad attivare un tavolo di crisi, per seguire direttamente gli sviluppi della vicenda. A giorni, questa richiesta verrà formalizzata dalle parti sindacali».
A rappresentare le istituzioni ieri a Carraia sono arrivati anche il sindaco di Capannori, nonché presidente della Provincia, Luca Menesini, e l’assessora allo sviluppo economico Serena Frediani.
«Le istanze dei lavoratori dell’azienda sono giuste – ha detto Menesini in questa circostanza – a fronte dei cambiamenti in corso è necessario che siano rese note le strategie aziendali, occupazionali e di investimenti futuri sul territorio. Siamo vicini ai lavoratori del gruppo e disponibili ad attivare quando i sindacati lo riterranno opportuno un tavolo che coinvolga istituzioni del territorio azienda e sindacati»
«Il nostro è un grande distretto economico e produttivo. Pertanto non siamo nuovi ai cambiamenti organizzativi che hanno anche ricadute occupazionali – ha proseguito il sindaco – ma siamo abituati, istituzioni, aziende e lavoratori, a percorsi di trasparenza, chiarezza e collaborazione. Questo metodo, che ci ha portato negli anni a minimizzare gli impatti di situazioni di crisi, mette al centro il tema del lavoro e la necessità di preservarlo. Con questo spirito siamo oggi a disposizione dei lavoratori e rivolgiamo il primo appello all’azienda affinché si sieda al tavolo con le rappresentanze sindacali per avviare un percorso di confronto che è la strada maestra per risolvere situazioni complesse. Intanto mi sono già attivato con i responsabili della Regione Toscana sui temi del lavoro e sono disponibile da subito ad attivare se necessario un tavolo istituzionale di crisi laddove i lavoratori ce lo chiedano».
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