La protesta
Il vicesindaco e il caso depuratore «La sua vendita era obbligatoria»
Alienazione dell’impianto di Veneri: la replica di Ballini «Trattamento delle acque industriali a carico delle aziende»
VILLA BASILICA. La vendita era un atto non solo legittimo, ma obbligato. Sintetizzando, il vicesindaco di Villa Basilica, Giordano Ballini, risponde così, parlando anche di accuse infondate all’amministrazione, sulla vicenda del Consorzio Acque e Depurazione (il Coad). Ballini infatti respinge al mittente le accuse sollevate recentemente da alcuni cittadini sulla vendita del complesso di Veneri, con una procedura di alienazione che si è conclusa a novembre, con la Torrente Pescia Spa, già gestore dell’impianto, vincitrice della gara.
«Nell’ultimo anno – esordisce il vicesindaco – più e più volte abbiamo raccontato in maniera precisa e dettagliata tutte le varie fasi della procedura di alienazione dell’impianto di Veneri. Sono numerosi gli articoli dove abbiamo chiarito che la vendita non era più rimandabile e imposta dalla procedura di liquidazione del Consorzio Acque e Depurazione, in atto dal 2006. Voglio ribadire ancora che, ai sensi della legge regionale (la numero 20 del 2006), l’alienazione è obbligatoria: la depurazione delle acque industriali non rientra nel servizio pubblico, ma è un onere che il legislatore ha posto a carico delle aziende. Di conseguenza i Comuni che formano il Consorzio non possono esserne titolari, nemmeno attraverso altre forme partecipative previste dalle normative vigenti. Ecco perché le accuse che arrivano sull’operato dell’amministrazione comunale sono del tutto infondate e gravi: sarebbe interessate sapere, per esempio, da dove sono emerse le cifre sulla realizzazione iniziale dell’impianto e quali documenti dimostrano questo fantomatico finanziamento regionale. Né noi amministratori, né i liquidatori a cui è stata affidata la procedura abbiamo infatti rinvenuto atti che comprovavano quanto sostenuto. Anche il silenzio della Regione Toscana può essere interpretato in tal senso».
Il vicesindaco Ballini (il quale propose a marzo la delibera che ha dato il via alla procedura di alienazione, poi approvata a larga maggioranza in consiglio) prosegue nella ricostruzione della vicenda, soffermandosi sulla cifra di 700mila euro prevista dal bando e risultante dalla perizia giurata allegata: «Il Consorzio Torrente Pescia Spa ha gestito l’impianto di Veneri negli ultimi anni, investendo notevoli risorse per la sua manutenzione e per l’innovazione dei macchinari. Investimenti utili e necessari per avere una struttura moderna e sempre più tecnologicamente avanzata. In ultimo voglio soffermarmi sulla fantasiosa vicenda riguardante la rete fognaria: non esiste, infatti, alcun obbligo di vendita collegata a quella del depuratore. La nostra amministrazione aveva tutto il diritto di agire come ha fatto, alienando solo l’impianto. Non esiste alcun vincolo normativo che lo impedisce».
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