Il Tirreno

Lucca

borgo a mozzano 

Le case e la gente dal 1630 a oggi nella mostra “Estimi catastali”

Luca Meconi

2 MINUTI DI LETTURA





borgo a mozzano. È aperta nel convento di San Francesco di proprietà della Misericordia, la mostra “Borgo a Mozzano dal XVII secolo al XXI secolo attraverso estimi e catasti” realizzata grazie al lavoro che il professor Giacomo Amaducci ha svolto negli archivi. Come ha affermato il professor Umberto Palagi, coordinatore della giornata alla presenza anche dell’ex sindaco Gabriele Matraia e dell’archivista Monica Biondi, «gli estimi sono una fotografia di un’epoca, di un tempo ben preciso. Ci aiutano a capire, a entrare nell’ambiente». All’iniziativa, un minuto di silenzio in ricordo di Beatrice Romiti, professoressa lucchese della Sapienza di Roma scomparsa due giorni prima di Natale. Figlia di Antonio Romiti, presidente dell’Istituto storico lucchese, è stata una studiosa legata alla storia dell’archivio comunale di Borgo a Mozzano che ha studiato e ha catalogato. Ed è proprio anche nell’archivio comunale che il professor Amaducci ha potuto vedere, toccare con mano e studiare gli estimi di cinque secoli, da metà del ‘600 ai giorni nostri. «Gli estimi – ha proseguito Palagi – descrivono le case: nella prima pagina vi è scritto il nome del proprietario e poi si elencano le proprietà. Si tratta di un lavoro certosino, paziente. Ogni pagina letta lui l’ha riportata a oggi. Noi abbiamo una fotografia di un’epoca trascorsa e una descrizione della realtà di oggi. Sono importanti per la raccolta dei nomi, dei toponimi perché la proprietà viene indicata in un luogo circoscritto. Si descrive quanti piani, quante stanze aveva la casa, se era coperta a tegoli o a piastre. Ma Amaducci ha anche messo in mappa tutte le tipologie di coltivazione. Ed è emerso che una grande superficie era usata per coltivare gelsi».

«Si tratta – ha detto Amaducci – di un racconto della storia del mio paese. Io sono un disegnatore di architettura ed ero attratto da questi estimi. Ho cominciato a mettere una particella accanto a un’altra, a cercare la strada. In ogni particella c’è un gelso, perché chi produceva bachi da seta aveva un reddito. A Lucca si produceva la seta. Ho poi fatto una scoperta: le “Cronache di Cerreto di Sotto” del Santini. Una gioia leggerle: riferiscono di terremoti, alluvioni, passaggi di truppe straniere. Una fonte ricchissima di informazioni. Ma non mi bastava. Mi sono chiesto: chi ha vissuto il paese? È nato così l’archivio fotografico. Ho iniziato a chiedere le foto alle famiglie in cui si descrive la famiglia proprietaria dell’immagine Sono circa 2000 foto che narrano la storia del Borgo, la vita della gente. Dall’archivio parrocchiale, ho potuto vedere quanti erano gli abitanti, i nati e i morti, maschi e femmine. Sono partito dal 1630 e arrivato al 1951».

Luca Meconi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa