Toscana
Per i vertici dell’associazione inizia il dibattimento in aula
Per De Rosa e i fratelli Piccolo l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla frode in pubbliche forniture
ALTOPASCIO. La camorra ricicla a Lucca e nella Piana. A quasi quattro anni dagli arresti e dal clamore suscitato per la presenza, attraverso imprenditori edili titolari di società con sede e operatività nella nostra provincia, di personaggi contigui e al clan dei Casalesi e collegati tra di loro da accordi occulti per spartirsi appalti di somma urgenza banditi dall’Asl 3 di Napoli Sud con lavori in realtà mai eseguiti ecco che arriva la confisca dei alcuni appartamenti, fabbricati, autorimesse e terreni ad Altopascio e poco fuori dalle Mura urbane: a Borgo Giannotti e SS. Annunziata.
In manette all’epoca finirono cinque persone e altre quattro furono indagate per l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla frode in pubbliche forniture, all’autoriciclaggio, al falso ideologico in atti pubblici e privati e alle frodi tributarie con emissione di fatture per operazioni inesistenti. Le stesse persone sono state rinviate a giudizio e si apre la fase dibattimentale.
Stando all’accusa due dei registi dell’associazione criminosa erano Alfredo De Rosa, 46 anni, origini casertane e residente a Borgo Giannotti, rappresentante legale, tra le altre, della E.M. Appalti srl, che all’epoca finì in carcere e Leonardo Piccolo, 46 anni, nato a Casapesenna (Caserta) e residente a Montecarlo, rappresentante legale della FL Appalti srl con sede in via Sarti Grilletto a Badia Pozzeveri, che al momento degli arresti ottenne i domiciliari. Altro elemento di spicco era Feliciano Piccolo, 54 anni, domiciliato a Caserta, anche lui oltre tre anni e mezzo fa finito dietro le sbarre, e che risultava titolare della Opera Italia srl con sede in via dei Bichi a Borgo Giannotti. Proprio quella società aveva investito nella villa stile Liberty in via dei Salicchi al numero 855 che fu stimata 800mila euro e che al momento è sotto sequestro. Il terzetto di imprenditori - che utilizzava una trentina di società con sede in Toscana e in Campania, molte delle quali venivano aperte e chiuse a tempo record - attraverso turbative d’asta si sarebbe aggiudicato oltre 50 commesse della Asl 3 di Napoli Sud per importi inferiori ai 200mila euro soglia al di sopra della quale sarebbe stato necessario imbastire una formale gara di appalto. Così facendo partecipavano le imprese riconducibili al sodalizio criminoso che a turno si aggiudicavano i lavori che risultavano avvenuti, ma di fatto non venivano eseguiti. E a garantire questo meccanismo un funzionario pubblico: il responsabile del servizio tecnico dell’area Sud dell’Asl Torre Annunziata, l’architetto Sebastiano Donnarumma, 66 anni, nato a Pimonte (Napoli). Una parte dei profitti illeciti veniva trasferita attraverso pagamenti di fatture fittizie alla società Edilizia srl con sede legale a Roma e operativa a Casaluce (Caserta) diretta dall’imprenditore Vincenzo Ferri, 41 anni, residente a Frignano (Caserta) anche lui sotto processo.
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