Toscana
Parrucchieri ed estetisti: «Il Green pass per i saloni alimenterà il lavoro nero»
Dal 20 gennaio servirà il certificato "base" per accedere a queste attività e la novità fa discutere
LUCCA. Dal 20 gennaio, per andare dall’estetista e dal parrucchiere sarà necessario in Green pass base: quindi anche il certificato verde ottenuto solo con un tampone rapido (ovviamente con esito negativo). Ma quello che preoccupa le categorie di professionisti interessati è la conseguenza: ovvero che chi non vorrà vaccinarsi ma necessiterà di trattamenti in un salone, non potendo rivolgersi a quelli ufficiali perché non in possesso di Green pass, si rivolgerà a chi fa il parrucchiere o l’estetista senza autorizzazione. «Controllare i Green pass delle clienti per noi comporterà un impegno in più – spiega Stefano Giuntini, responsabile della categoria estetisti di Confartigianato –. Ma non è questo il punto. Il punto è la conseguenza: le clienti che non verranno più nei nostri saloni, perché non sono vaccinati, non si sottoporranno certo a un tampone che ha lo stesso costo di un trattamento. Piuttosto si rivolgeranno a chi svolge lo stesso lavoro ma in nero. Quindi, il lavoro nero sarà favorito, ma aumenterà anche il rischio igienico sanitario per le stesse clienti. L’obbligo del Green pass – continua Giuntini – penalizzerà chi lavora nel rispetto delle regole e non credo che convincerà le persone a vaccinarsi, bisogna seguire altre strade. Noi abbiamo già l’obbligo del tracciamento, siamo oramai delle sale operatorie, tra mascherine e guanti, ancora prima dell’avvento del Covid. Saremo danneggiati per il calo del fatturato e per il lavoro nero».
Claudio Palamidessi, responsabile dei parrucchieri di Confartigianato, è favorevole all’introduzione del Green pass per accedere ai saloni di bellezza e coiffeur. «Meglio il Green pass che dover chiudere, come nel 2020. D’altra parte il virus dilaga ancora, e non siamo ancora al culmine dei contagi».
«Ma ci sono altri aspetti che pesano, in primo luogo il lavoro nero che si alimenta. Chi non vuole vaccinarsi cercherà un parrucchiere che lavora in casa o che viene a casa. Sono quarant’anni che proviamo, con le vie istituzionali, a tamponare il dilagare di operatori in nero, ma è una battaglia persa. e poi c’è l’aspetto economico per noi: il fatturato calerà, non c’è dubbio. Spero che il governo non ci chieda cose impossibili dal punto di vista delle tasse. Prima ancora della fine dell’anno, noi abbiamo pagato un acconto, che si calcola sull’anno precedente. Mi auguro che l’emergenza si esaurisca prima dell’estate.
«I problemi il Green pass nei saloni non li evita ma li crea – è la sintesi di Roberto Favilla, direttore provinciale di Confartigianato –. Questa ulteriore stretta crea una spaccatura: da una parte meglio i controlli che chiudere, dall’altra diventa un ulteriore balzello per gli operatori, visto che i ristori sono esigui. E poi rappresenterà l’ulteriore spinta al lavoro nero in questi settori: tutti coloro che non andranno più nei saloni, si orienteranno verso chi lavora in casa senza licenza».
Barbara Antoni
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