Attenzione
Quando la parola "lavoro" fa rima con "precario"
I contratti a tempo determinato rappresentano oltre la metà degli avviamenti registrati in provincia di Lucca
LUCCA. Seconda provincia in Toscana per avviamenti al lavoro (dopo Firenze) Lucca registra nel 2020, l’anno più duro della pandemia, un numero di 66.173 avviamenti al lavoro, concentrati soprattutto nella seconda parte dell’anno. In valori assoluti, sono 17.176 in meno rispetto all’anno precedente (il 2019, chiuso con un totale 83.349 avviamenti), quando già era in atto un processo di dequalificazione del lavoro in base alla tipologia contrattuale: sempre meno avviamenti a tempo indeterminato, sempre più a tempo determinato e con altri inquadramenti riconducibili all’ambito del precariato.
È quanto emerge dal rapporto, l’ultimo disponibile, appena pubblicato dal centro sudi e ricerche sociali Ires Toscana e Cgil Toscana. Dati che possono considerarsi, come sottolinea Rossano Rossi, segretario generale della Cgil provinciale, una proiezione sul 2021.
Il divario fra tempo indeterminato e determinato, tra i numeri degli avviamenti di lavoro dipendente, è fortissimo: nel 2020, a fronte di 6.134 avviamenti senza termine, ce ne sono 36.161 a termo determinato (pari al 54,6 per cento), 2.670 di apprendistato, 5.924 in somministrazione, per un totale di 50.889. Fra i restanti 15.284 per raggiungere il totale definitivo di 66.173, per la maggior parte (7.075) sono avviamenti di lavoro intermittente: significa che il lavoratore dà la propria disponibilità a lavorare e il datore di lavoro lo chiama in base alla necessità. Più precari di così.
«Come emerge dai dati sugli avviamenti nel 2020 – è l’analisi di Rossi – la ripresa del lavoro è caratterizzata dal lavoro precario. Invece i contratti a tempo indeterminato calano (dai 7.319 del 2019 ai 6.134 del 2020, ndr) e addirittura dai primi riscontri che riguardano il 2021 emerge un’intensificazione di contratti di un giorno. In generale si può dire che il lavoro riprende ma non è più come prima, e dobbiamo considerare che anche il 2019, l’ultimo anno di riferimento dei dati prima della pandemia, non mostrava scenari rosei. Non è un caso infatti se, come ha documentato ampiamente anche l’ultimo rapporto della Caritas di Lucca, nel 2021 è molto aumentata la fascia dei poveri».
L’analisi è confermata dallo studio dell’Ires: «Nel 2020 a Lucca gli avviamenti sono diminuiti del 20,6%. Il lavoro a termine diminuisce meno della media regionale, ovvero il 18,5% invece del 22,7», viene sottolineato.
La forte incidenza di precariato è ascrivibile, continua l’analisi di Rossi, per la gran parte alla forte presenza sul territorio provinciale di imprese dei settori turistico ricettivo e commerciale. E poi, non manca di evidenziare, «la crescente precarizzazione del lavoro altro non fa che aumentare anche il divario di genere fra i lavoratori, con le donne sempre in posizione di svantaggio. La pandemia ha cambiato tutto in peggio».
Tra i settori che hanno registrato il maggior numero di avviamenti «c’è l’edilizia – dice Rossi – sulla scia dei bonus previsti dal governo. Infatti anche in tutto il 2021 l’edilizia ha avuto un picco di occupati».
«La pandemia ha indebolito il sistema produttivo – considera il segretario della Cgil provinciale –, ma non deve essere un alibi: ancora siamo lontani dall’avviare un modello di sviluppo diverso, basato su un lavoro più dignitoso. La precarizzazione ha progressivamente diminuito il costo del lavoro: i dati che riguardano la provincia di Lucca nel 2020 confermano anche questa tendenza. Invece di vorrebbe più coraggio per fare scelte diverse. Se il Paese non riparte dal basso, non può funzionare», conclude il sindacalista.
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