Il Tirreno

Lucca

In caso di malattia mancano dottori per le sostituzioni

Luigi Spinosi

Al momento il Covid ha fermato un solo medico di famiglia Il presidente dell’Ordine: «Difficilissimo trovare i rimpiazzi»

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Luigi Spinosi

LUCCA. Mancano gli insegnanti, mancano gli autisti, mancano gli operatori ecologici e così via: praticamente non esiste una sola categoria che, in questo momento, non sa falcidiata dalla pandemia che, seppur con conseguenze solitamente meno gravi che in passato, costringe comunque chi ne soffre a restare in isolamento. Ma se a mancare è il personale sanitario? Lì il problema assume una valenza ancora più significativa. Nei giorni scorsi abbiamo parlato del caso del pronto soccorso del San Luca, alle prese con grosse difficoltà, o delle carenze nel servizio di guardia medica. Ma c’è un’altra figura, ancora più significativa, nel rapporto tra cittadino e sanità: quella del medico di famiglia. La situazione, già critica senza l’emergenza Covid a causa della cronica carenza di medici, sta diventando insostenibile. E le prospettive, se il virus non attenuerà la sua presa, sono allarmanti.

«È un gran casotto – conferma il presidente dell’Ordine dei medici di Lucca Umberto Quiriconi – la mole di lavoro cui sono sottoposti i colleghi è immensa. Già a cose normali è difficile seguire tutti gli assistiti, ma adesso all’attività ordinaria si sono aggiunte talmente tante cose da fare, anche di tipo burocratico, che riuscire a fare il proprio lavoro è quasi impossibile». Ormai il medico di famiglia è diventato il punto di riferimento, agli occhi del cittadino, per ogni pratica, e in questa situazione caotica di tamponi che non si trovano, di pratiche per la fine isolamento che non si riescono a chiudere e così via, ecco che scatta la chiamata al proprio dottore che, contemporaneamente, dovrebbe ricevere i pazienti nel suo ambulatorio, fare le visite a casa, preparare le ricette, fare tutte le diverse pratiche burocratiche e, parallelamente, rispondere al telefono. E non si tratta di una, due o dieci telefonate: «Si viaggia nell’ordine del centinaio di telefonate al giorno – spiega Quiriconi – non è possibile continuare così e riuscire contemporaneamente a fare il proprio lavoro. E poi ci si mette anche la Regione a soffiare sul fuoco: mi riferisco al questionario inviato ai cittadini non tracciati in cui si chiede se il proprio medico di famiglia risponde o no al telefono. Per riuscire a rispondere a tutte le chiamate dovremmo smettere si visitare le persone».

E se questa è la fotografia al momento, cosa accadrà se la pandemia comincerà a fermare anche i medici di famiglia? «È uno scenario terribile ma per niente improbabile – risponde Quiriconi – e in quel caso è difficile immaginare come affrontare la situazione. Al momento fortunatamente abbiamo solo una collega, in tutta la Piana, risultata positiva e non asintomatica, che è stata costretta a fermarsi. E per riuscire a trovare un sostituto ha durato una grandissima fatica».

Sì, perché a cose normali è il medico che, in caso di necessità, dovrebbe trovare un collega disposto a prendersi in carico i suoi assistiti nel periodo di assenza. Ma non è un’impresa facile, semplicemente perché mancano medici. Se poi non riesce a provvedere da solo il dottore deve avvertire l’Asl affinché cerchi il medico che lo sostituisca. Ma al di là del chi deve trovare il sostituto, il vero problema è dove trovare il sostituto, perché non ce ne sono. «Ecco quindi che se il Covid dovesse cominciare a fermare anche i colleghi – continua Quiriconi – ci troveremmo davanti a un problema serio. Cosa fare allora? Si parla da tempo di fare delle deroghe al tetto dei massimali, ma non è una vera soluzione. Per fare un esempio, in Veneto, a fronte di un aumento consistente di stipendio, i medici hanno respinto la proposta di portare da 1.500 a 1.800 il numero di assistiti. Questo perché si finisce per aumentare una mole di lavoro che già oggi è insostenibile, peggiorando dunque anche la qualità dell’assistenza. L’unica soluzione è assumere, anche tra i neolaurati».

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