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In arrivo a Lucca la pillola anti-Covid Dimezza il rischio di ricovero in ospedale

Gianni Parrini
In arrivo a Lucca la pillola anti-Covid Dimezza il rischio di ricovero in ospedale

L’infettivologo Luchi: «Dosi per i primi 90 trattamenti, va usata su pazienti con fattori di rischio. Si somministra a casa»

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Gianni Parrini

LUCCA. In arrivo nei prossimi giorni a Lucca la pillola anti-Covid realizzata da Merck in partnership con Ridgeback Biotherapeutics. Nome commerciale: Molnupiravir . Per capire come verrà usata, su quali pazienti e con quali modalità di somministrazione il Tirreno ha intervistato il dottor Sauro Luchi, primario del reparto di Malattie infettive ed epatologia dell’ospedale San Luca di Lucca.
Dottore, le pillole sono in distribuzione. A Lucca quante ne avrete?

«In prima battuta avremo circa 90 cicli di trattamento. Per ora abbiamo ricevuto la determinazione Aifa relativa alle modalità di utilizzo e le indicazioni delle Regione su come organizzare la gestione. Ci stiamo lavorando».
Come si somministrata e per quali pazienti è indicata?

«Si tratta di un farmaco antivirale che si assume per via orale. In pratica una pillola da mandar giù. L’indicazione è di somministrarla nei primissimi giorni del contagio. La terapia è così fatta: quattro compresse da 200 mg da prendere due volte al giorno per cinque giorni. È previsto il trattamento solo dei pazienti che presentano dei fattori di rischio, quali problemi cardiaci, renali, obesità grave, diabete scompensato, o altre patologie che in caso di contagio possono portare a una malattia grave. Sull’età, invece, non ci sono limitazioni. Si tratta di un primo step: anche i monoclonali all’inizio erano indicati solo per un ristretto gruppo di pazienti ma successivamente il loro l’utilizzo si è allargato».
Rispetto ai monoclonali come funziona e dove si colloca nell’armamentario terapeutico contro il Covid?

«Rappresenta un’opzione in più ma è bene ribadirlo, non è un’alternativa alla vaccinazione. Tornando ai monoclonali, questi ultimi farmaci a base di anticorpi. Bloccano il virus evitando che infetti nuove cellule. La pillola, invece, è un antivirale: agisce prima e blocca la replicazione del virus nell’organismo. In pratica stoppa la malattia nella sua fase iniziale. Inoltre, può essere somministrata in maniera più semplice. I monoclonali per ora si danno per endovena e bisogna venire in ospedale. Questa, invece, è una pillola da mandar giù e si può prendere anche a casa. Inoltre, se Omicron diventasse predominante sarebbe un’arma ancor più importante, perché non tutti i monoclonali hanno la stessa efficacia contro Omicron».

A proposito di efficacia, qual è quella della pillola?

«È tra il 30 e il 50 per cento. Non è altissima ma parliamo comunque di ridurre i ricoveri ospedalieri di un terzo o della metà. Non è poca cosa. La pillola antivirale prodotta da Pfizer, invece, negli studi preliminari ha mostrato un’efficacia superiore. Dovrebbe arrivare nei prossimi mesi».
Tornando alla pillola di Merck, come si arriva a prescriverla?
«Si tratta di un farmaco ospedaliero, non si trova in farmacia. L’iter è questo: il medico di famiglia segnala il caso all’ospedale e il medico ospedaliero prescrive il farmaco. Con la prescrizione può venire a ritirarlo anche un familiare del malato. Stiamo cercando di capire se è possibile organizzare un servizio per inviarlo a casa del malato. Si prende a casa ma nulla vieta che possa essere usata sui ricoverati se rientrano nelle casistiche Aifa».

Dottore com’è la situazione in ospedale?

«I ricoveri stanno aumentando e abbiamo dovuto occupare il setting C, quello della medicina. C’è il rischio di dover ridurre le altre attività per fronteggiare l’emergenza. Picco a fine mese? Lo credo anch’io».

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