La manifestazione
«Per l’energia servono scelte coraggiose Sos da imprese e famiglie in difficoltà»
Il vicepresidente di Confindustria Toscana favorevole ad attività estrattive nazionali e accordi con altri Paesi produttori
Luigi Spinosi
CAPANNORI. Programmazione: questa la parola d’ordine per far fronte al problema energetico. Una programmazione che deve essere proiettata su un orizzonte più lontano di quello che possiamo immaginare, vista la scadenza del 2030 con l’agenda per lo sviluppo sostenibile che imporrà scelte precise nel campo dell’energia. Otto anni ci separano da quella scadenza: sembrano molti, ma in realtà le scelte per arrivare preparati vanno prese adesso. E sul tema energia c’è molto lavoro da fare, come spiega Tiziano Pieretti, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord, dove, oltre alla presidenza del settore carta e cartotecnica, ha la delega per l’energia. Un tema che Pieretti ha seguito con attenzione, al punto di prendere la decisione, un mese fa, di abbandonare le sue attività imprenditoriali nel settore cartario per dedicarsi esclusivamente al tema della consulenza alle imprese nel campo della sostenibilità e dell’energia attraverso la sua società Clever Hub. «Diciamo che questo è un momento estremamente positivo per questo tipo di attività», commenta Pieretti a proposito della sua scelta professionale. Questo perché il tema energia è di estrema attualità ed è destinato a incidere sempre di più, non solo sotto l’aspetto economico, ma anche sotto quello dell’approvvigionamento delle risorse: «Inquadrare il problema energetico – spiega Pieretti – non è complesso come sembra, lo è molto di più. Intanto esiste una pluralità di consumatori, da quelli domestici a quelli industriali, da quelli con contratti di fornitura a costi fissi a quelli con costi indicizzati più esposti al libero mercato. Lo tsunami, anche se questa parola non mi piace, sta arrivando ovunque, dalla signora Maria fino alla grande industria passando dall’artigianato con i prezzi indicizzati che cominciano ad andare verso l’alto. È tutto legato al mercato quotidiano dell’energia, con il costo del gas che fa da traino al prezzo dell’elettricità. Se facciamo una fotografia dell’istantaneo vediamo che al momento la situazione è apparentemente migliorata rispetto all’emergenza di fine anno. Siamo lontani dal picco dell’euro e ottanta per metro cubo standard di gas. Al momento siamo attorno all’euro, ma non dimentichiamoci che ad inizio 2021 quel costo era di 0,30 euro. Quindi è chiaro che passare da prezzi medi che oscillavano tra 0,25 e gli 0,30 a tariffe che oscillano tra gli 0,6 e l’euro costituisca un elemento di sofferenza. Le imprese si trovano in difficoltà per la dinamica dei prezzi determinati da una serie di fattori che forse dovevano essere previsti prima»
«È giusto intraprendere la strada per ridurre le emissioni di CO2 – riprende Pieretti – ma lo si è fatto con molta leggerezza creando uno scompenso di mercato».
In sostanza il nostro Paese è estremamente dipendente dalle forniture di gas, senza aver sviluppato da un lato altre fonti energetiche e, restando nel campo del gas, senza aver sviluppato fonti di approvvigionamento diverse: «E noi non siamo nemmeno messi molto male rispetto ad altri Paesi – continua Pieretti – visto che abbiamo praticato lo stoccaggio». Ma anche i depositi sono destinati ad esaurirsi. E il rischio di restare senza gas è alto: «Fortunatamente stiamo attraversando un inverno mite che ha comportato un minor consumo come nel Nord Europa. – riprende Tiziano Pieretti – Ma se i consumi salgono alla fine manca proprio la “molecola” del gas». E questo non si tradurrà solo in un’impennata dei costi (scarse risorse, grande richiesta, prezzi alle stelle), ma potenzialmente anche in una mancanza di materia prima: «Con un inverno rigido avremmo rischiato un blackout degli impianti, con conseguenze difficilmente prevedibili. Maneggiare l’energia con mancanza di conoscenze diventa un meccanismo complicato. Facciamo un esempio, quello delle auto elettriche: premesso che sono favorevole, se dall’oggi al domani passassimo tutti alle auto elettriche la rete italiana non basterebbe». Insomma la sintesi è una: bisogna programmare le scelte.Fin qui i problemi. Ma le soluzioni? Intanto sul fronte risorse a disposizione: «Bisogna aumentare la quantità di gas nella rete, aumentando gli sbottigliatori (gli impianti in grado di mettere in rete il gas trasportato in nave ndr), aumentando le attività estrattive nazionali e cercando anche nuovi accordi con altri paesi produttori (penso per esempio al gas algerino)». C’è poi il tema economico: «Intervenire sui costi e sulla fiscalità. Le aziende produttrici di energia hanno marginalità che arrivano al 25%, utili da sogno per ogni azienda. Ecco si potrebbero utilizzare parte di quelle risorse per ridurre il peso sui costi dell’energia».
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