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Lucca

Il lucchese Amato tra i papabili nella corsa al Colle più alto

Il lucchese Amato tra i papabili nella corsa al Colle più alto

L’ex presidente del Consiglio è stato uno studente eccellente del Machiavelli

30 dicembre 2021
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LUCCA. Prendono sempre più corpo le indicazioni che vogliono il lucchese Giuliano Amato tra i papabili per la presidenza della Repubblica. Il suo nome rimbalza su giornali e tv, occupa le prime pagine in tante rassegne stampa e torna a portare alla memoria della città quell’eccellente studente del glorioso Liceo Classico “Machiavelli”. Quando, nell’aprile del 2000, Amato tornò per la seconda volta a guidare il consiglio dei Ministri, subito divenne l’argomento del giorno, al centro del dibattito nel frequentatissimo “Caffè Casali” di via Santa Lucia, ora chiuso da tempo. Lì il gestore Armando Casali (scomparso da non molti anni), oltre a servire il caffè ristretto più buono di Lucca, discuteva animatamente con chi sosteneva che il parlamentare ai tempi del liceo si accucciasse sul compito per non essere copiato. «Una favola - lo difendeva Casali, compagno di banco di Amato in seconda e terza liceo -. La realtà è che 12 studenti portati per i compiti nell'aula magna, enorme, erano tenuti a metri di distanza dagli inflessibili professori. Antipatico Giuliano non era, ma studente modello sì».
Gli amici del Machiavelli ricordano le pagelle di Amato: tanti 9 e 10, pochi 8. Risultati che si portavano dietro anche una buona dose di invidia e che comunque lo facevano apparire di un altro pianeta.

Quegli anni di liceo sono tra l'altro ricordati nell'esilarante libro dell'urbanista-scrittore Giorgio Marchetti, alias Ettore Borzacchini, a lungo collaboratore de Il Tirreno (deceduto nel 2013), sulle vicende del terribile «secondo liceo d'Italia» negli anni del temutissimo preside Caccavelli. Nel libro, “Il Grande Milvio”, c'è un passo dedicato a “Lui”, il primo della classe, che la dice lunga su come i compagni lo vedevano: «Resta la memoria del primo della classe nel piccolo e doloroso scrigno dei nostri livori inconfessati, sospesa nell'orgoglio di essere stati compagni di classe del Ministro ("... questo, vedi, che mi tiene la mano sulla spalla, è Lui...")”.

Figlio del procuratore delle imposte dirette, Amato arrivò a Lucca alla fine della seconda guerra mondiale, a sette anni. Qui frequentò elementari, medie, ginnasio-liceo per poi iscriversi alla Scuola Normale a Pisa. Ha abitato a Lucca fino alla fine degli anni Sessanta.

Ma i legami con la città sono rimasti, così come i rapporti con qualche amico. Tra questi c’era sicuramente Casali, il quale aveva sempre sostenuto che già nel ragazzo Amato c'erano i segni del carattere che poi lo ha contraddistinto anche come docente universitario e politico: «Aveva già la sua arguzia, le sue battute di spirito pungenti e cattivelle che, come adesso, colpivano subito nel segno e potevano ferire qualche suscettibilità. Ma la realtà è che aveva consapevolezza della sua superiorità e non intendeva sprecare tempo in cose banali: aveva bisogno di partner alla sua altezza, di contatti stimolanti con gente che lo arricchiva, di esperienze che potessero migliorarlo».

I compagni di allora ricordano Amato, fuori della scuola, come grande appassionato di teatro e di letteratura americana (Faulkner su tutti). Altra passione di Amato era lo sport, in particolare il tennis. Ricordava Casali: «Agli studenteschi di atletica faceva il possibile per eccellere, si impegnava allo spasimo cercando di sfruttare tutto quanto potesse razionalizzare negli allenamenti e nella tecnica. Anche dal suo fisico pretendeva e traeva il massimo».

Negli anni Amato è venuto a Lucca anche per tenere conferenze su questioni finanziarie e politiche. Era parlamentare del Psi e per molti socialisti lucchesi rappresentava un punto di riferimento.

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