Toscana
Pranzo di Natale, il Covid cancella il 40% dei tavoli. Incognita cenone
Ristoratori e albergatori messi in crisi dalla quarta ondata: «Guardiamo il lato positivo, almeno stavolta siamo aperti»
LUCCA. Quaranta per cento di tavoli persi per il pranzo di Natale, mentre il cenone di Capodanno resta un’incognita.
La quarta ondata Covid sta sferrando l’ennesimo duro colpo alle attività ricettive, in particolare ristoranti e alberghi. Nell’inverno lucchese, già di per sé stagione di magra, numeri importanti di solito si fanno solo per Natale e Capodanno e mai come adesso, ce ne sarebbe stato bisogno. E invece il Covid c’ha messo di nuovo lo zampino. «Quindici giorni fa per il giorno di Natale eravamo completi poi siamo rapidamente scesi a un terzo dei tavoli – spiega Giuliano Pacini, storico ristoratore della Buca di Sant’Antonio, in centro storico –. Annullare tanto non costa nulla. Abbiamo mantenuto il menù fisso, anche perché una volta ordinate le materie non è che le potevamo rimandare indietro. Il nostro è un lavoro che parte da lontano, serve programmazione. Il Covid influisce, certo, ma anche il tempo non ha aiutato: freddo, pioggia non sono un buon incentivo per spostarsi, soprattutto da fuori città. L’ultimo dell’anno, per ora regge e se rimanesse così sarei contento e lo dico facendo gli scongiuri. Saranno importante le giornate di domani e dopodomani. Vediamo».
Certo, rispetto al Natale dello scorso anno, quando i ristoranti erano chiusi è tutto grasso che cola. Così la pensa Fabrizio Girasoli, chef stellato del ristorante Butterfly a Marlia: «A Natale ho perso due tavoli, da 51 coperti siamo scesi a 46 – dice –. Un cliente ha annullato perché non se la sentiva, l’altro perché positivo. Cinque persone in meno, ci può stare. Tutto sommato abbiamo lavorato abbastanza bene. Ora vediamo cosa succederà per l’ultimo dell’anno, in settimana c’è stata qualche disdetta ma per il 31 ancora abbiamo tutto prenotato. Il futuro? Di certo si sperava che con i vaccini il peggio fosse passato, purtroppo non è così ma ormai siamo anche un po’ rassegnati e viviamo alla giornata. L’anno scorso di questi tempi non abbiamo lavorato, quest’anno almeno siamo aperti. Cerchiamo di guardare il lato positivo».
Sulla stessa lunghezza d’onda Benedetto Stefani, titolare dell’omonimo ristorante: «Sono per vedere il bicchiere mezzo pieno anche se la cattiva informazione che è stata fatta sulla variante Omicron ha messo le persone in confusione. A Natale, su 120 prenotazione li ne ho fatte 70-80. Fino all’8 era tutto a posto, poi hanno cominciato a disdire. Mettiamoci che sono state rimandate anche alcune cene aziendali, roba da 80-100 persone a tavola. Così il gioco è fatto. Io ho anche quattro camere, prenotate da clienti friulani e milanesi, che non verranno. Ripeto, sempre meglio aperti che chiusi, almeno qualcosa entra. Richieste al governo? Soldi non ne abbiamo mai voluti, però se ci togliessero qualche spesa. Nei centri storici hanno elimnato il suolo pubblico ma per chi è fuori non c’è stato niente, forse qualcosa si poteva fare».
Eppure nel centro di Lucca le cose in questo momento non sembrano andare bene: «Il turismo è zero – spiega Simona Del Ry di Peperosa in piazza Anfiteatro e vicepresidente Fipe Confcommercio –. A Natale è andata abbastanza bene ma abbiamo lavorato soprattutto con clienti locali, perché di fuori non c’è nessuno, gli alberghi sono vuoti. Come prenotazioni per l’ultimo dell’anno siamo fermi a due settimane fa, attorno al 20 per cento dei tavoli. A parte il 2020, di solito per Capodanno saremmo già stati sold out».
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