Il Tirreno

Lucca

DAL GIUDICE 

Condannato per truffa alla ditta di D’Alessandro

L.T.

Accusato di frode informatica per aver rubato l’identità di un creditore ed essersi fatto accreditare circa 4.000 euro

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LUCCA. Era riuscito a entrare in un sistema informatico in grado di penetrare nel database di alcune società e in particolare aveva rubato l’identità, creando un falso profilo parallelo a quello reale, di un imprenditore che vantava un credito nei confronti della società «Di e Gi» riconducibile a Mimmo D’Alessandro, uno dei maggiori promoter di eventi musicali in Italia e ideatore del Summer Festival. Un vero conoscitore della rete in grado di visitare la parte più oscura del web ottenendo dati personali altrui in modo illecito per poi costruire falsi profili e spillare soldi a società, organizzazioni, enti, impresari privati del tutto ignari di essere oggetto di un raggiro. La frode informatica era stata messa in pratica nel 2018 da un ultraquarantenne originario della Calabria: Tiziano Lauteta. E l’altra mattina l’imputato, che non è comparso i n aula, è stato condannato dal giudice Giuseppe Pezzuti in linea con il pm Lucia Rugani a nove mesi di reclusione e 800 euro di multa.

La vicenda inizia con l’esposto-denuncia presentato alla procura della Repubblica dalla società vittima del raggiro. Ma una volta presentata la denuncia, gli atti vennero trasmessi per competenza al pubblico ministero "distrettuale" in quanto, alla diffusione delle tecnologie digitali, il legislatore ha provato a fornire una risposta a livello sovranazionale nel contrasto ai computer crimes. Così per quanto riguarda reati informatici commessi nel nostro Paese la competenza rappresenta un elemento imprescindibile della condotta e dell'evento e per la Toscana (fatta eccezione per Massa) ogni fascicolo viene trattato dalla procura distrettuale al Tribunale capoluogo di Corte d' Appello vale a dire Firenze.

In un lasso di tempo superiore ai dodici mesi la procura distrettuale fiorentina ha svolto accertamenti sul furto d’identità arrivando al nome di Lauteta. Stando all’accusa l’uomo sarebbe entrato in possesso dell’identità anagrafica e creditizia di un imprenditore che vantava un credito di poco meno di 4000 euro nei confronti della società «Di e Gi». E avrebbe richiesto quanto doveva alla società ignara che si trattava non del reale creditore, ma di un impostore informatico che aveva commesso un furto di dati e quindi una frode informatica. Addirittura il pagamento era avvenuto con tre bonifici: due molto superiori a mille euro e uno leggermente inferiore. E quando il reale creditore si è manifestato è scattata la denuncia che ha portato poi alla condanna penale.

L.T.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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