Il dolore
Un detenuto provoca caos al pronto soccorso
Ingoia un tagliaunghie e viene trasportato al San Luca Qui l’uomo causa danni e ferisce tre agenti di custodia
Luca Tronchetti
LUCCA. Notte movimentata al pronto soccorso dell’ospedale San Luca dove un detenuto di 39 anni, originario del Marocco e trasferito al San Luca per aver ingoiato un tagliaunghie, ha dato in escandescenze creando scompiglio di fronte a numerosi pazienti in attesa di essere visitati dai medici. Per cercare di calmarlo tre agenti della polizia penitenziaria lo hanno portato in bagno dove ha il recluso anziché tranquillizzarsi ha iniziato ha menare calci colpendo ripetutamente gli agenti, rimasti feriti e costretti a farsi medicare, e arrivando a rompere lo specchio oltre ad altri oggetti prima di essere ricondotto a più miti consigli. Una scena che si è svolta nella notte tra venerdì e sabato di fronte a numerose persone già sofferente e per giunta spaventate da quanto stava accadendo. Il detenuto in questione, trasferito dal super carcere di Terni al penitenziario lucchese da meno di due settimane, si era già reso protagonista sette giorni orsono di una scazzottata con altro recluso durante la quale un agente del carcere era rimasto contuso alla testa per essere stato colpito con un gambo del tavolo. E lo stesso facinoroso soggetto non aveva trovato di meglio pochi giorni dopo il suo trasferimento al San Giorgio di ingoiare delle pile. Una situazione già complicata che rischia di degenerare ulteriormente in quanto nella casa circondariale è sempre chiusa una sezione oltre a quella per l’isolamento dei detenuti di difficile gestione e quindi per il personale del carcere non c’è modo di gestire i soggetti aggressivi. Colpisce come il Provveditorato regionale – stante i disagi causati dopo l’incendio e le devastazioni delle scorse settimane, con nove celle inutilizzabili perché completamente distrutte e con l’azienda sanitaria locale che ha deciso di chiudere la terza sezione perché praticamente inagibile – prima promette di non inviare più detenuti specie se provenienti da carceri speciali e poi si rimangia la parola e invia soggetti di difficile gestione.
La speranza è che il disagio non si procrastini più di un paio di mesi e che a febbraio la situazione torni alla normalità. Ma la ristrutturazione dell’intera terza sezione del carcere dovrà essere finanziata dal Ministero attraverso lo stanziamento del Provveditorato per le strutture penitenziarie che dovrà fare le valutazioni di spesa, recepire e stanziare i fondi necessari a ripristinare la situazione originaria all’incendio e alla devastazione e a rendere vivibile la struttura. E vista la lentezza della burocrazia italiana l’impressione è che, senza un intervento della politica, della riapertura non se ne parlerà prima dell’estate.
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