Sicurezza
Carlo Levi e Carlo Ludovico Ragghianti un’amicizia che è diventata una mostra
Al centro di una rassegna in San Micheletto i legami tra lo scrittore e pittore torinese e lo storico dell’arte lucchese
L’EVento
luca Meconi
Un incontro fra esperienze diverse. “Levi e Ragghianti. Un’amicizia fra pittura, politica e letteratura”: è il titolo della nuova mostra che rimarrà aperta fino al 20 marzo alla Fondazione Ragghianti, in via San Micheletto. Si tratta di un’importante esposizione che mette in luce il rapporto di amicizia tra l’artista e scrittore Carlo Levi e Carlo Ludovico Ragghianti organizzata in occasione del quarantennale della Fondazione Centro Studi Ragghianti che ricorre proprio questo autunno.
Se Levi è conosciuto dal grande pubblico come scrittore, grazie alla pubblicazione nel 1945 del libro “Cristo si è fermato a Eboli”, l’attività come artista e pittore è sempre stata presente in lui fin da giovane. L’interesse di Ragghianti nei confronti di Levi pittore è da far risalire al 1936 quando lo inserisce nel suo articolo dedicato alla pittura italiana contemporanea. Il rapporto tra Levi e Ragghianti non fu soltanto formale, ma tra i due nacque una vera amicizia. Fu durante il duro periodo dell’occupazione nazista e della Resistenza a Firenze nelle file del Partito d’Azione che l’amicizia si intensificò, soprattutto dopo che Levi aveva trovato rifugio clandestino nella casa di Anna Maria Ichino in piazza Pitti. È qui che scrive il suo romanzo più celebre, “Cristo si è fermato a Eboli”. E fu proprio Ragghianti tra i primi a leggere il dattiloscritto. Gli fu consegnato direttamente dalla mani del suo autore una sera al termine di un incontro che ebbe in una casa con comuni amici. Ebbene, Ragghianti lo lesse tutto la notte stessa e ne fu subito entusiasta, tanto da definirlo «un libro rivoluzionario».
Anche al Levi scrittore è dedicata una sala della mostra, con la presenza di documenti e traduzioni del libro in altre lingue, e la locandina originale del film fu tratto dal libro e diretto nel 1979 da Francesco Rosi. Nel 1946 sarà proprio Ragghianti a presentare la mostra personale di Levi alla Galleria dello Zodiaco di Roma. E nel 1948 proporrà la prima storicizzazione della figura di Carlo Levi attraverso la pubblicazione di un catalogo dell’opera leviana nel quale sono datati e repertati i dipinti realizzati dal 1923 al 1947, volume che ancora oggi è un punto di riferimento imprescindibile per gli studi su Levi.
Sono molte le opere d’arte oggi presenti in questa mostra che Ragghianti aveva già visto e inserito nelle varie mostre e cataloghi che negli anni ha prodotto assieme all’artista nato a Torino nel 1902 e morto a Roma nel 1975. Questo fa sì che Ragghianti sia «un curatore occulto di questa mostra», come ha sottolineato il direttore della Fondazione e curatore della mostra Paolo Bolpagni assieme a Daniela Fonti e Antonella Lavorgna della Fondazione Carlo Levi di Roma. In occasione della mostra è stato pubblicato un volume in cui sono riportati numerosi documenti d’archivio, fotografie, disegni e quasi cento opere di Levi che consentono anche di ricostruire la cerchia di intellettuali a cui i due appartenevano, costituita da Eugenio Montale, Giovanni Colacicchi, Paola Olivetti e Aldo Garosci. Nel catalogo sono presenti i testi dei tre curatori e di Roberto Balzani, Maria De Vivo e Francesco Tetro. La mostra è promossa e prodotta dal Centro Studi Ragghianti in collaborazione con la Fondazione Carlo Levi e ha il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e il Banco Bpm come sponsor.
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