Sicurezza
Primi per uso di antidepressivi Il medico: non sempre è un male
LUCCA. Lucca ha il primato nazionale per consumo di farmaci antidepressivi. È questo il dato, preoccupante, che emerge dalla classifica sulla qualità della vita del Sole24ore. Lo scorso anno non era così, ma in realtà non è la prima volta che Lucca sale alla ribalta per un presunto eccesso prescrittivo. E non è detto che sia necessariamente un male, come spiega il dottor Umberto Quiriconi, presidente dell’Ordine dei medici: «Gli economisti dell’Asl hanno sempre rimproverato ai medici di famiglia di prescrivere troppi anti-depressivi e qualche anno fa persino il Tribunale del malato ci bacchettò – spiega Quiriconi –. In realtà, c’è anche un’altra chiave di lettura del fenomeno: su questo territorio, vista la presenza e la storia dell’ospedale psichiatrico di Maggiano, c’è grande sensibilità da parte dei medici rispetto a queste tematiche. Sono stati fatti molti corsi specifici sull’argomento e questa sensibilità si è trasformata nella capacità di intercettare i cosiddetti “disturbi sotto-soglia”. E non si può certo dire che questo sia un demerito. Inoltre, i moderni farmaci anti-depressivi sono molto più maneggevoli e pertanto vengono prescritti facilmente anche dei medici di medicina generale. Del resto, il concetto di salute oggi si è evoluto: non è più la semplice assenza di malattia, ma è benessere inteso in senso ampio. La stessa Organizzazione mondiale della sanità parla di “salute psicosociale”. Certo, i farmaci anti-depressivi non rappresentano un beneficio assoluto ma possono rappresentare un approccio da perfezionare successivamente a livello specialistico. E comunque sono sempre meglio che lasciare una persona a bollire nel suo brodo, con il rischio di conseguenze più gravi. Ricordo, ad esempio, che tra i giovani il suicidio è la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali».
In questo dato, pesano anche le conseguenze del Covid: «Nella letteratura medica sull’argomento – spiega la dottoressa Patrizia Fistesmaire, direttrice dell’unità di Psicologia della continuità ospedale territorio – si segnala un aumento sostanziale del disagio in ambito giovanile, dell’accesso ai servizi di emergenza urgenza e dei suicidi in età adolescenziale. Tutto questo è dovuto sia all’isolamento che hanno vissuto i giovani sia all’impossibilità di avere un contatto con i coetanei. Questo può aver acuito le loro problematiche. Dall’altro lato c’è stato un aumento della paura e della sofferenza dovuta a uno stato pandemico dove anche gli adulti non hanno avuto più certezze».
«Per quanto riguarda l’elevato consumo di farmaci anti-depressivi – proseuge Fistesmaire – credo che si debbano aumentare le opzioni alternative, ad esempio il numero degli psicologi a cui le persone possono rivolgersi per un servizio di assistenza che dia una risposta ai bisogni delle persone non solo sul piano farmacologico ma anche dal punto di vista psicologico e sociale».
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