Sicurezza
Abiti usati, scoppia il caos intorno ai cassonetti gialli
I capi vengono raccolti da società cooperative e poi reimmessi sul mercato Per donarli, rivolgersi ai centri autorizzati. A Capannori via col ritiro porta a porta
Barbara Antoni
lucca. I cassonetti per la raccolta di abiti usati di Lucca e Capannori finiscono sotto i riflettori di un servizio della trasmissione Mi manda Rai 3, in onda ieri (domenica 5 dicembre) alle 9. Un tempo, ma si parla di oltre venti anni fa, anche la Caritas lucchese collaborava per scopi solidali alla raccolta degli abiti conferiti in questi cassonetti: non è più così da molto tempo, anche se nell’immaginario collettivo il messaggio forse non è passato a tutti: c’è ancora qualcuno che, conferendo i vestiti che non usa più nei cassonetti gialli, pensa di fare un gesto benefico. Alcune persone intervistate a Lucca dalle telecamere di Rai 3, ad esempio, hanno ammesso in modo convinto che gli abiti lasciati nei cassonetti dedicati vanno alle persone con un disagio economico. Non è così, invece: nel corso degli anni i principi della raccolta sono cambiati, e sono cambiati anche i termini di legge in merito agli abiti usati, in particolare con l’entrata in vigore della legge contro gli sprechi (166/2016), che considera il capo di abbigliamento usato un rifiuto e che quindi ne implica, come tale, un trattamento ad opera di un gestore specializzato: l’obbligo scatterà dal 2023. A seguito di questa legge, le amministrazioni comunali hanno preso i loro provvedimenti.
qui lucca
Il Comune di Lucca, ad esempio, attraverso la sua partecipata Sistema Ambiente, la società che gestisce il ciclo dei rifiuti, dal 2018 ha affidato in appalto alla Rau (acronimo per “raccolta abiti usati”) società cooperativa con sede a Roma, la raccolta di indumenti usati conferiti nei cassonetti gialli, sui quali infatti compare il nome della stessa società. L’oggetto sociale di Rau è “raccolta di abiti usati e altro”: gli indumenti raccolti vengono sanificati reimmessi sul mercato dell’usato. «Ogni anno versiamo al Comune di Lucca 56.000 euro per gli abiti che raccogliamo», spiega Alessio Di Marzio, presidente di Rau. Una tonnellata di abiti usati viene pagata al Comune 80 euro e rivenduta al grossista a un prezzo oscillante fra 380 e 400. «Ma il ricavo che otteniamo non è il guadagno – puntualizza Di Marzio –. La nostra cooperativa ha venti dipendenti e deve sostenere molti altri costi, dai centri di stoccaggio al parco mezzi. Per noi questo è un lavoro. A volte purtroppo si genera confusione intorno all’attività che società come la nostra svolgono».
qui capannori
Sul territorio comunale di Capannori il servizio di raccolta degli abiti usati lasciati nei cassonetti è gestito dalla Cometa, cooperativa di tipo B, che da tempo opera in totale indipendenza dalla Caritas. A Capannori, sotto i riflettori della trasmissione di Rai 3 sono finiti quei cassonetti sui quali ancora campeggia l’adesivo che riporta, accostati, i nomi di Caritas e Cometa. «A Capannori – spiega il sindaco Luca Menesini – abbiamo impostato la raccolta di abiti usati su tre livelli distinti. Il primo è quello dei cassonetti gialli, molto diminuiti rispetto al passato, che scompariranno entro la primavera del 2022. In anticipo di un anno rispetto all’obbligo di legge che scatterà nel 2023, partiremo con la raccolta porta a porta degli abiti usati, superando totalmente i cassonetti che nel tempo sono diventati ricettacolo di altri rifiuti». La cooperativa Cometa allo stato attuale cura la raccolta degli abiti dai cassonetti: questo il sindaco lo conferma. La scritta che accosta il nome della cooperativa alla Caritas su alcuni cassonetti è rimasta, ma la cooperativa «ha informato i cittadini dello scopo della raccolta», spiega Menesini esibendo il volantino che Cometa ha diffuso sul territorio in cui opera.
lillero e daccapo
Portano questo nome le due esperienze solidali che riguardano gli abiti usati. La prima è nata a Capannori: un’associazione che raccoglie abiti usati e pratica il baratto ai mercatini, start-up che inizialmente il Comune di Capannori ha sostenuto. Daccapo è il vero “braccio operativo” della Caritas per gli abiti usati, con centro di raccolta a Vicopelago (Lucca), centro di riuso a Lammari (Capannori) e l’emporio a Coselli. Lillero e Daccapo, conclude Menesini, «sono gli altri due livelli sui quali è impostata la raccolta di abiti usati sul nostro territorio».
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