La manifestazione
L’edilizia soffre per la carenza di materiali
Oliviero Del Debbio, vicepresidente di Ance: «La ripresa deve fare i conti anche con il problema dei costi elevati»
Luigi Spinosi
LUCCA. I primi a lanciare l’allarme sono stati i sindaci, per spiegare i ritardi nelle opere pubbliche, anche se già affidate e finanziate. Il motivo? Mancano i materiali e le attrezzature per lavorare. Un po’ per il superbonus (tanti clienti, che alla fine diventano troppi) un po’ per la difficoltà, che interessa molti settori produttivi, a reperire materie prime. Con Oliviero Del Debbio, vicepresidente di Ance Toscana Nord (l’Associazione nazionale costruttori edili) abbiamo fatto il punto della situazione
È vero che ci sono difficoltà di approvvigionamento? Se sì, a cosa sono dovute?
«La difficoltà esiste, anche se non riguarda tutte le imprese nella stessa misura (è maggiore per chi impiega metalli, per esempio i colleghi che lavorano nel settore ferroviario o sui ponti, o sulle strutture in cemento armato). Le ragioni sono fondamentalmente di macroeconomia. Operativamente per noi edili si è modificata la linea di approvvigionamenti per il fatto che i nostri fornitori, in questa situazione, non fanno magazzino e non sempre reperiamo i materiali nei tempi dovuti: questo ci complica la programmazione, cosa che mal si lega a un settore come il nostro, legato a una committenza che di solito ha una scadenza determinata. È difficile poi trovare strumenti e attrezzature di supporto (come i ponteggi) per le tante ristrutturazioni. Ma questa è una questione che risponde alla sana logica di domanda (molta) e offerta (non sufficiente) e che non preoccupa, anche se crea qualche problema».
I prezzi: si parla di aumenti consistenti. È una fiammata inflazionistica passeggera oppure è destinata a durare?
«Petrolio ed energia continuano a crescere, e sostengono l’inflazione. È difficile dunque una previsione in una fase in cui agiscono più fattori: esistono di certo speculazioni internazionali, strozzature nell’approvvigionamento e in qualche caso carenza di materiali sul mercato mondiale. La speranza è che la situazione si normalizzi, anche se sarà difficile recuperare i livelli precrisi».
Cosa si può fare, da un punto di vista fiscale, per calmierare i prezzi?
«La leva fiscale è difficilmente attivabile: ogni intervento che riguardi l’Iva, per esempio, comporta un passaggio di condivisione e approvazione a livello europeo. Ance nazionale ha comunque avviato con le competenti sedi parlamentari e governative iniziative per massimizzare l’ambito applicativo di tutti i bonus edilizi in proroga e per superare alcune criticità del regime più stringente stabilito per le agevolazioni diverse dal 110 per cento. Le agevolazioni per le ristrutturazioni sono state una formidabile occasione di ripresa, non devono diventare motivo di conflittualità con la committenza per ritardi incolpevoli nella consegna lavori. Per le opere pubbliche invece il governo è intervenuto col decreto compensazioni, che riconosce i rimborsi alle imprese che hanno subito aumenti eccezionali dei prezzi rispetto a quanto concordato. È però una misura limitata nel tempo (vale per i materiali usati in lavorazioni eseguite e contabilizzate nel primo semestre 2021): abbiamo bisogno di una misura strutturale, che ci accompagni fino al superamento della crisi attuale e, magari, ci consenta di cogliere con serenità le occasioni di lavoro del Pnrr».
La conclusione?
«A oggi si dice che il settore abbia ritrovato vitalità, ma la situazione descritta sta erodendo i margini di guadagno».
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