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Lucca in Azione e Cinquestelle sparano a zero sull’asta pubblica

I due movimenti politici sono duri nel criticare la modalità scelta dal Comune per assegnare l’edificio a un nuovo proprietario 

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lucca. Continuano a piovere critiche, stavolta dalle forze politiche, sulla vendita all’asta di una porzione della Manifattura sud portata a compimento dall’amministrazione comunale. Il gruppo Lucca in Azione è molto duro sulla vicenda. «La nota della maggioranza a sostegno della bontà della vendita della parte più pregiata della Manifattura sud, rivela ancora una volta l’inconsapevolezza di chi ha governato la città negli ultimi nove anni. Si afferma che la vendita è stata fatta per “accelerare il recupero di tutto il grande complesso”, fingendo di non sapere che la parte nord è bloccata da una procedura fallimentare, che impiegherà molto tempo per essere districata, e che la vendita della porzione della parte sud ha consegnato ogni residua possibilità di recupero del complesso nelle mani di un investitore privato, che determinerà ogni possibilità d’intervento futuro, anche in funzione delle servitù sulle parti comuni non debitamente specificate nel bando».

«Si insiste nel sostenere che “l’edificio venduto potrà accogliere immediatamente una realtà produttiva” riferendosi a Tagetik, ma continuando a ignorare che ciò non potrà avvenire sulla base di un parere legale pro veritate assunto dalla giunta e che in ogni caso dovrà essere avallato dal nuovo funzionario».

Continua a mostrare perplessità sulla vendita di parte dell’ex Manifattura sud anche il Movimento 5 Stelle, con la sua consigliera regionale Silvia Noferi e il suo consigliere comunale Massimiliano Bindocci. «Come M5S – dicono – siamo sempre stati a favore della democrazia diretta e della partecipazione popolare, per questo vedere i comitati che hanno raccolto 1.400 firme di cittadini lucchesi per chiedere il processo partecipativo sull’ex Manifattura sud, costretti ad un gesto dimostrativo come bruciare le firme in piazza, non può che farci indignare. Dovrebbero essere indignati anche tutti i simpatizzanti del Pd che in Regione dovrebbe dare una risposta a quelle firme entro trenta giorni; ne sono passati oltre cinquanta e di risposte non ne sono arrivate. La raccolta firme – proseguono – chiedeva un processo partecipativo che, nei tre mesi previsti dalla normativa, esaminasse le possibilità di recupero dell’ex Manifattura sud, ne studiasse democraticamente le possibili destinazioni e desse indicazioni alla parte politica.Un processo democratico cui avrebbero potuto partecipare anche Fondazione Crl, Music Innovation Hub e altre associazioni, portando il loro contributo per risolvere in modo condiviso la destinazione e il recupero dell’edificio. Il processo partecipativo non c’è stato, il Comune ha deliberato l’asta pubblica. Il fatto che ad aggiudicarsi l’immobile sia una società unipersonale di recente costituzione con un capitale di diecimila euro aggiunge altre perplessità».

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