Trasporti
Manifattura sud, è scontro sulla vendita di un edificio
Gli ambientalisti: «Grave errore politico e urbanistico. Intervengano i parlamentari» La maggioranza: «Opportunità per accelerare il recupero dell’intero complesso»
lucca. La maggioranza consiliare plaude alla vendita alla società Good City srl di Pistoia di un edificio dell’ex Manifattura. Ma dagli ambientalisti arrivano critiche dure e si chiede l’intervento dei parlamentari locali affinché venga esercitato il diritto di prelazione all’acquisto dell’immobile. La Manifattura sud, a loro avviso, non deve passare in mano privata. La polemica tra le opposte fazioni non tende a smorzarsi.
«La vendita di una porzione della Manifattura sud, programmata da molto tempo dall’amministrazione comunale, rappresenta una notevole opportunità per accelerare il recupero di tutto il grande complesso che è e che resterà per la massima parte pubblico. I soldi ricavati dalla vendita saranno impiegati per lavori nella Manifattura stessa – dice la maggioranza consiliare – . L’amministrazione Tambellini ha dimostrato così la concretezza della visione portata avanti in questi anni in cui ha messo in campo un notevole sforzo perché, grazie anche al concorso di investitori privati, tutti gli edifici del complesso potessero essere recuperati permettendo una rivitalizzazione sostenibile e la ricucitura urbanistica con il resto della città, prevedendo varie funzioni in cui la parte pubblica e culturale è preponderante».
«Diamo quindi il benvenuto – prosegue – a investitori che hanno saputo cogliere questa possibilità, che si sono fatti avanti con risorse proprie per essere partecipi di questo obiettivo. L’edificio venduto potrà accogliere immediatamente una realtà produttiva ma il Comune, pronto a collaborare, resterà comunque arbitro delle destinazioni urbanistiche e quindi dei progetti di recupero che saranno proposti. Questa concretezza di intenti e questo risultato hanno completamente spiazzato alcuni componenti dell’opposizione che più che il bene di Lucca, si augurano di condurre la prossima campagna elettorale sulle macerie della Manifattura. Dopo una giornata di comprensibile smarrimento, abbiamo ricominciato a sentire parole che sfiorano l’offesa, tanto roboanti quanto prive di contenuti ma soprattutto di verità. Non si riesce a capire dove siano le “speculazioni” e la “svendita”. Se il prezzo per l’edificio venduto era così basso e inadeguato all’asta sarebbero dovuti correre decine di società immobiliari e imprenditori pronti a rilanciare l’offerta. Da queste opposizioni che si candidano ancora a guidare la città, i cittadini sanno bene che in questi lunghi anni non è arrivata nemmeno una mezza proposta realmente attuabile, non un investitore che tirasse fuori un euro. Non un’idea che non consegnasse la Manifattura ad altri decenni di abbandono e inutilità a danno del bene pubblico e di tutta la città».
Da parte loro Italia Nostra, Legambiente e Rete dei Comitati per la difesa del territorio rilanciano pesante. «La svendita dell’ex Manifattura ha determinato tre gravi errori dal punto di vista urbanistico, politico e culturale – dicono senza mezzi termini –. È un errore urbanistico perché il bene culturale è stato frantumato e non sarà più possibile una gestione che abbia una visione unitaria dello stesso anche in relazione agli altri beni culturali limitrofi. È un errore politico, perché tradisce la Costituzione in rapporto alla partecipazione dei cittadini nel concorrere alle scelte che li riguardano e che hanno visto concretamente andare in fumo la loro richiesta legittima, avanzata secondo una legge regionale che deve necessita di essere perfezionata. È un errore culturale, perché chi ha esultato o contribuito a una svendita priva di concrete prospettive di bene comune non è degno di rappresentare la propria comunità».
«Esiste però – tengono a sottolineare – un rimedio a questo scempio e si chiama “prelazione culturale”. Invitiamo il ministro, la Regione e gli altri enti pubblici che hanno titolo a esercitare il diritto sancito dalla legge a esercitare la prelazione di un bene culturale svenduto per un piatto di lenticchie. Auspichiamo l’interessamento dei nostri deputati e senatori affinché si facciano portavoce presso gli enti competenti di questa richiesta legittima», concludono.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
