Il Tirreno

Lucca

Sezione chiusa, stop a nuovi detenuti

Luca Tronchetti

Tutti gli arrestati dirottati al don Bosco di Pisa oppure nella casa di reclusione di Massa. Disagi per le forze di polizia

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Luca Tronchetti

LUCCA. Non c’è pace nel penitenziario di San Giorgio. Dopo l’incendio e le devastazioni delle scorse settimane, con nove celle inutilizzabili perché completamente distrutte, l’azienda sanitaria locale ha deciso di chiudere la terza sezione perché praticamente inagibile. I lavandini sono rotti, i componenti in ferro staccati e il principio d’incendio sprigionatosi durante la rivolta di sei-sette detenuti, particolarmente aggressivi e provenienti da altri istituti di pena, ha completamente annerito le pareti rendendo irrespirabile e insalubre l’aria di quell’ambiente. Non solo. Delle quindici celle che componevano la terza sezione nove sono risultate inagibile, ma le sei agibili non si trovavano su un solo lato, ma sono sparse in alternanza tra i due lati dell’edificio e quindi per l’Asl unica soluzione era la completa chiusa della sezione. Anche perché la terza sezione era priva di celle di isolamento e non poteva essere garantita la quarantena Covid per i nuovi ingressi. Così almeno sino a metà gennaio e forse persino oltre la casa circondariale di San Giorgio non potrà ricevere nuove persone sottoposte a custodia cautelare in carcere.

Morale? Un istituto di pena senza posti e senza bolla Covid. Per non parlare dei disagi delle forze dell’ordine: carabinieri, polizia, finanza, vigili urbani in caso di arresto in carcere dovranno accompagnare la persona sottoposta a misura restrittiva nel penitenziario don Bosco di Pisa oppure all’istituto di pena di Massa.

Con un notevole dispendio di energie e di tempo visto che il trasferimento richiede l’impiego di pattuglie che devono percorrere decine e decine di chilometri per consegnare il detenuto alla struttura carceraria. Uomini e mezzi distolti da altri servizi sul territorio.

La speranza è che il disagio non si procrastini più di un paio di mesi e che a febbraio la situazione torni alla normalità. Ma la ristrutturazione completa dell’intera terza sezione del carcere di San Giorgio dovrà essere finanziata dal Ministero attraverso lo stanziamento stabilito del Provveditorato per le strutture penitenziarie che dovrà fare le valutazioni di spesa, recepire e stanziare i fondi necessari a ripristinare la situazione originaria all’incendio e alla devastazione e a rendere vivibile la struttura carceraria. E vista la lentezza della burocrazia italiana l’impressione è che, senza un intervento della politica, della riapertura della terza sezione non se ne parlerà prima dell’inizio dell’estate con tutti i problemi che ne conseguono.

Quest’ulteriore difficoltà, che si assomma alla carenza di personale costretto a lavorare in condizioni inaccettabili e senza garanzie di sicurezza nonostante l’impegno quotidiano che gli agenti di polizia penitenziaria e la direttrice Santina Savoca, fa tornare di attualità l’ormai improcrastinabile esigenza di abbandonare l’antico edificio del centro cittadino – un convento adibito a luogo di detenzione dal 1806 – e costruire una nuova e più moderna casa circondariale al passo con i tempi e con le attuali esigenze.

Perché mettere continuamente «toppe» sulle criticità di un penitenziario che ha compiuto 215 anni rischia di diventare un inutile dispendio di energie economiche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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