In 400 in corteo a Lucca per chiedere una scuola degna di questo nome
In tanti hanno aderito allo sciopero organizzato dall’Unione degli studenti Sfilata lungo le Mura e poi chiusura in piazza sotto le finestre della Provincia
Luigi Spinosi
LUCCA. A un paio di mesi dalla sua costituzione, la sezione lucchese dell’Unione degli studenti, storica associazione studentesca, ha dato vita a una manifestazione assai partecipata per chiedere più attenzione e più fondi per il mondo della scuola. L’Uds aveva indetto infatti, per la giornata di ieri, uno sciopero di carattere nazionale. Sciopero con manifestazione che a Lucca ha assunto un carattere particolare, visti i tanti problemi con i quali i ragazzi delle nostre scuole superiori devono convivere.
«I punti su cui chiediamo attenzione – ha spiegato la coordinatrice della sezione lucchese dell’Uds Bianca Lattanzi – sono contenuti nel manifesto della scuola pubblica presentato a Roma. Tra questi quelli principali sono quelli legati all’edilizia scolastica e al trasporto, problemi che nel nostro territorio sono assai sentiti. Basti pensare ai pullman sovraffollati, nonostante il limite di capienza dell’80 per cento. E poi a tutte le carenze legate all’edilizia scolastica. Lucca poi è una realtà particolare, con tante scuole ospitate in edifici antichi che possono aver bisogno di interventi di ristrutturazione da un momento all’altro. Forse l’unica soluzione è quella di dotare la città di un immobile da destinare alla didattica, per far fronte a eventuali chiusure di scuole».
Da piazzale Verdi è poi partito il corteo che, percorrendo quasi tutte le Mura è arrivato fino a piazzale Vittorio Emanuele Secondo e, da qui, è rientrato in città, fino al ritrovo finale della manifestazione: piazza Napoleone, proprio davanti il palazzo della Provincia. Diverse centinaia i partecipanti: circa 400 sia secondo la questura, sia secondo gli organizzatori. Tanti ragazzi che hanno dato vita a un corteo allegro, colorato e anche attento, visti i continui richiami a indossare la mascherina. In sintesi un corteo bello, e ricco di fantasia, come quella testimoniata dai cartelli e dagli striscioni, e dagli slogan che si sono succeduti. Il tutto accompagnato spesso dalla musica con una colonna sonora inattesa vista la giovane età dei partecipanti: dai The Clash ai Cccp, passando ovviamente da Guccini. Un riferimento alle radici testimoniato anche da una bandiera italiana con su il simbolo del Comitato di Liberazione Nazionale. Dai ragazzi tanti slogan per protestare contro una scuola pubblica troppo spesso dimenticata al momento di aprire il portafoglio: «O come mai, o come mai, soldi per la scuola non ci sono mai»; «La pandemia ce l’ha insegnato, la scuola privata è un reato», fino al sintetico ma significativo «Lotta dura per la cultura».
In piazza Napoleone poi la chiusura, con gli studenti che si sono alternati a raccontare i loro disagi. In primis quelli vissuti da chi frequenta il liceo Paladini, con gli studenti divisi. Da una parte chi deve far lezione nei complessi prefabbricati, a rischio allagamento in caso di pioggia («A inizio ottobre – ha raccontato uno dei suoi studenti – i cavi elettrici erano nell’acqua, con un black out e i professori costretti a usare il cellulare per illuminare le lavagne»), dall’altra chi è ospitato nel complesso dell’ex ospedale, dove non mancano i problemi: «E siamo così dal 2018 e nel frattempo al vecchio istituto non è stato fatto nulla».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
