Il Tirreno

Lucca

la storia 

Un corso d’acqua artificiale che ha fatto la fortuna di Lucca

Realizzato alla fine del quattordicesimo secolo ha contribuito allo sviluppo delle attività artigianali  e poi di quelle industriali

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LUCCA. Oggi per molti è fonte di preoccupazione, ma la città deve molte delle sue fortune economiche proprio a quei tredici chilometri di canale che partono da Ponte a Moriano e, attraversandone anche il centro storico, arrivano a Lucca. Questo sin da quando, alla fine del quattordicesimo secolo, l’allora Repubblica Lucchese, ne volle la realizzazione. Sin dall’inizio, soprattutto all’altezza della città di Lucca, la forza idraulica rappresentata dallo scorrere dell’acqua alimento molte attività. Non solo mulini, ma anche le nascenti attività artigianali. Laboratori specializzati soprattutto nella lavorazione del tessile, come filande e lanifici, che utilizzavano l’acqua sia come forza motrice, che come elemento fondamentale nel loro processo lavorativo. Attività che sorsero rapidamente al di fuori di quella che era la cinta muraria dell’epoca, al di là di Porta San Gervasio e di Porta dei Borghi.

Insomma, la scelta di realizzare quella monumentale opera si rivelò vincente per il destino di Lucca, anche più di quanto avessero previsto i suoi pur lungimiranti creatori. Al punto che, secondo molte letture storiche, Lucca senza quel canale non avrebbe colto al balzo l’opportunità offerta, secoli dopo la creazione del condotto, dalla rivoluzione industriale. Fu proprio attorno al condotto, in particolare nella zona di San Pietro a Vico, che sorse un vero e proprio polo industriale, a partire da quel colosso, oggi, non più attivo della fabbrica di filati Cucirini Cantoni. Ma lungo tutto il corso del canale spuntarono complessi industriali, come la stessa manifattura tabacchi. Questo anche nell’epoca delle prime macchine a vapore, che avevano comunque bisogno di acqua, seppur non direttamente come forza motrice.

Poi quella necessità di essere legati all’acqua venne meno, e la funzione del canale quale forza trainante dell’economia lucchese è in gran parte venuta meno. Oggi, oltre che per centraline elettriche, il condotto è sfruttato soprattutto come fonte idraulica per le attività agricole della zona. Ma resta comunque un affascinante esempio di ingegneria idraulica, e motivo di interesse per gli appassionati di archeologia idraulica.

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