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Furbetto del reddito: si va al dibattimento
LUCCA. Prima o poi i nodi arrivano al pettine. Nelle settimane precedenti il Tirreno ha dato conto dei numerosi fascicoli aperti dalla procura di Lucca nei confronti di cittadini accusati di aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza. Sono centinaia i casi di presunte irregolarità segnalati dall’Inps all’ufficio requirente di via Galli Tassi.
Lunedì scorso il giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri ha disposto il rinvio a giudizio del primo “presunto” furbetto. Si tratta di un pensionato di 76 anni residente a Lucca, nella frazione di Sant’Anna. Stando agli accertamenti effettuati dalle Fiamme gialle, al fine di ottenere il beneficio statale, l’uomo ha omettesso informazioni fondamentali per l’erogazione o meno del reddito di cittadinanza. Nella dichiarazione sostituiva unica presentata il 25 marzo 2019 nel quadro con denominazione «trattamenti e spese» non indicava il reddito di pensione sociale percepita dall’Inps per l’anno d’imposta 2017 pari a 6.524 euro annui. In quel modo percepiva indebitamente 10.710 euro nel corso di un anno come reddito di cittadinanza. L’Inps ha già messo in atto provvedimenti per il recupero della somma indebitamente percepita ma adesso l’uomo dovrà rispondere anche in sede penale di questa sua condotta. Il legislatore ha previsto pene severe. Il comma 1 dell’articolo 7 della legge sul reddito di cittadinanza punisce con la reclusione da due a sei anni chi, al fine di ottenere indebitamente il reddito di cittadinanza, dichiara il falso o produce documenti falsi o omette informazioni dovute. Mentre il comma 2 prevede che sia punita con la reclusione da uno a tre anni la mancata comunicazione entro certi termini di variazioni del reddito che potrebbero far ridurre o revocare il beneficio.
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