Sicurezza
Il Comune si fa carico dei lavori di consolidamento sismico
Si punta a trovare le risorse dai bandi di rigenerazione urbana. Nel 2018 nessuno si fece avanti: investimento troppo rischioso
LUCCA. Stile urbano, molto verde, spazi modulabili. Questo dovrebbe essere l’aspetto del nuovo Carmine. Sul fronte dei contenuti c’è possibilità di spaziare: mercatini per prodotti a chilometro zero, coworking (il modello per cui lavoratori di settori e profili diversi, condividono uno stesso ambiente), locali per aperitivi e pasti, spazi per eventi pubblici. Remuneratività: il concessionario, con tutta probabilità, punterà a generare utili dalla locazione degli spazi e dall’organizzazione di eventi. I modelli a cui ispirarsi variano dagli edifici urbani, tipo loft americani, fino alla stazione di Atocha a Madrid, seppur con misure e contesti diversi. Sono tante le idee e gli interessi che bollono nella “pentola Carmine”, ma per vedere quanto sono concreti l’amministrazione ha deciso di saggiarli con il nuovo bando. Il precedente non è dei più felici: nel novembre 2018 il Comune pubblico un primo avviso senza crederci troppo (a qualcuno non sfuggì l’assenza al sopralluogo per promuoverlo dell’allora assessora al Commercio Valentina Mercanti). In effetti l’avviso andò deserto. Motivo? Il rischio di impresa era giudicato eccessivo. Il concessionario vincitore avrebbe dovuto sborsare quasi 10 milioni per completare i lavori di consolidamento dell’intera struttura, allestirla e pagare un canone annuo all’amministrazione di 50mila euro per 40 anni. Troppo, tant’è che nessuno si fece avanti.
Per rendere la cosa più appetibile, per un certo periodo si pensò di spacchettare la struttura. Dalle ceneri del primo bando, avrebbero dovuto nascerne tre: ex chiesa per la grande distribuzione, chiostro per il mercato alimentare e i negozi di vicinato, secondo piano per la destinazione ricettiva. O almeno questa era l’idea basata sul master plan del 2017. Uno stratagemma volto a ridurre le spese per eventuali concessionari. Non se ne fece nulla perché di interessi concreti non ce ne furono. Eccezion fatta per l’Iglesia Ni Cristo. «Sarebbe adatto come luogo di culto per i nostri fedeli», confermò nel giugno 2019 al Tirreno il “ministro del vangelo” della comunità filippina lucchese. Che avrebbe voluto comprare il Carmine, ma l’alienazione non era nelle intenzioni dell’amministrazione.
Ora, arriva il nuovo bando ed è la conferma che dietro vi sono interessi concreti e soprattutto c’è la volontà dell’amministrazione di chiudere una partita importante per il centro storico. Ancor più importante dopo il flop Manifattura e con le elezioni in arrivo. Pertanto a questo giro il Comune si farà carico di trovare le risorse per completare una parte dei lavori di consolidamento. È bene ricordare che di soldi nel Carmine ne sono già stati spesi diversi: la Fondazione Cassa di risparmio di Lucca negli anni passati aveva stanziato circa tre milioni di euro per i primi interventi di consolidamento che avevano riguardato il tetto e la chiesa.
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