Sicurezza
Disagi continui sulla Pisa-Aulla e i pendolari arrivano in ritardo
La disavventura di un viaggiatore: da Ghivizzano a Viareggio ha impiegato due ore e mezzo
Luigi Spinosi
COREGLIA. Alzarsi prima dell’alba per andare al lavoro e, lo stesso, arrivare in ritardo. E per colpe altrui. È quanto successo venerdì mattina a un nostro lettore, e anche agli altri pendolari che erano con lui sul primo treno della giornata che dalla Valle scendeva a Lucca, lungo la linea Pisa-Aulla. Ma, quel che è peggio, non è la prima volta.
«Continua lo stillicidio di disservizi e di disagi nel mio viaggio quotidiano da Ghivizzano a Viareggio», racconta Roberto Gabrielli, il protagonista della disavventura, che («per l’ennesima volta») ha preso carta e penna per segnalare il problema. Entrando nel caso specifico ecco quanto accaduto venerdì mattina: «Il treno 19191, partito da Piazza al Serchio alle ore 5,25, già dopo solo 13 chilometri è ripartito da Castelnuovo con otto minuti di ritardo – racconta Gabrielli – arrivando poi finalmente a Lucca, a causa di inefficienze degli impianti con 37 minuti di ritardo. Gli orari non rispettati comportano enormi disagi ai pendolari che hanno, soprattutto nelle prime ore del mattino, scarsi margini rispetto alla partenza dei treni per la successiva destinazione, sia essa Viareggio come nel mio caso, Firenze o Pisa. Èpur vero che a questo sono abituato, essendo la normale quotidianità, ma non mi pare assolutamente accettabile che il presupposto di ogni viaggio sia l’incertezza riguardo l’ora di arrivo, confidando magari nel ritardo del treno atteso per la seconda parte del viaggio. Questo ritardo ha fatto sì che io potessi proseguire verso Viareggio con il treno 18622, con partenza da Lucca alle 7,59 e arrivo ottimistico alle ore 8,26, giungendo alla mia destinazione (52 km di tratta complessiva) dopo un viaggio di 2 ore e 30 minuti anziché di un’ora e 9 minuti».
Fin qui l’accaduto di venerdì, ma nella sua lettera il viaggiatore fa un lungo elenco dei disagi che i viaggiatori sono costretti a subire quotidianamente: dagli scarsi controlli (sui biglietti, ma anche sul corretto uso – quando viene indossata – delle mascherine) alla questione rimborsi. «Anche se non sono i rimborsi ciò che vogliamo – spiega Gabrielli – quello che chiediamo è che gli orari vengano rispettati».
Tutti problemi che l’uomo ha segnalato con regolarità a ogni soggetto interessato: da Trenitalia all’amministrazione regionale. Senza esito. «L’unica risposta l’ho ricevuta dalla segreteria del presidente della Regione Giani – riprende Gabrielli – in cui mi si comunicava che del problema era stato interessato l’assessore regionale Baccelli. Ma sono passati mesi e non ho più saputo nulla. Non ho nemmeno ricevuto una comunicazione magari per dirmi che il problema non si può risolvere, così uno si mette l’animo in pace».
Le questioni sul tappeto sono molte, ma resta comunque quella più pesante, quella dei ritardi che sono una costante: «E non capisco – riprende il lettore – come sia possibile che anche il treno che prendo io al mattino, il primo della giornata, riesca ad arrivare in ritardo, pur viaggiando su una linea libera. Se poi le coincidenze le mettono con distacchi di pochi minuti (di sette nel caso del treno che devo prendere io per Viareggio) basta poco che alla fine salta tutto. E si che si fanno ritardi nonostante gli orari siano calcolati su tempi di percorrenza elevati: per fare un esempio il tempo previsto tra la stazione di San Pietro a Vico e Lucca è di nove minuti. In bicicletta si fa prima».
In attesa di una soluzione strutturale, con interventi sulla rete e, chissà, magari un giorno il raddoppio della linea, è lo stesso Gabrielli a suggerire un primo possibile intervento per migliorare le cose: «Basterebbe operare sugli orari, studiarne di diversi in grado di lasciare margini più ampi per chi deve prendere delle coincidenze».
E, soprattutto, Gabrielli auspica un intervento della Regione: «Anche perché non dimentichiamoci che paga per avere un servizio, e quindi dovrebbe far sentire la sua voce».
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