«Aumentati con la pandemia i disturbi comportamentali Serve intervenire subito»
La dottoressa Fistesmaire, responsabile del consultorio giovani «Dobbiamo fare squadra tra gli adulti e trovare soluzioni nuove»
l’esperta
Dopo l’episodio all’Ite Carrara, abbiamo chiesto alla dottoressa Patrizia Fistesmaire, responsabile dell’Unità funzionale consultoriale Piana di Lucca per l’Asl Toscana nord ovest, il suo punto di vista sul bullismo a scuola.Eccolo.
C’è un’emergenza giovani che coinvolge il mondo intero e rappresenta quello che era il sistema sociale preesistente, evidenziandone le sacche di fragilità. Le nuove politiche giovanili possono introdurre elementi di tutela del disagio psicologico e sociale a partire dalla messa a punto di reti tra i soggetti che gravitano intorno ai nostri giovani: scuola, famiglia, servizio socio sanitario, enti locali e terzo settore. È necessario fare squadra nel mondo degli adulti, sia per i giovani che per la comunità, per intercettare i segnali di sofferenza prima che si verifichino eventi nefasti, come quello accaduto in questi giorni.
Episodi simili si sono verificati anche in passato e non c’è un sostanziale cambiamento in questo, ma nel riverbero sociale che causano. Dopo mesi di distanziamento prolungato e di assenza di una socialità “normale” l’evento crea più scalpore poiché sottolinea la precarietà dei rapporti tra pari, messa già a dura prova dal periodo storico.
C’è bisogno di intervenire nella prevenzione e promozione della salute partendo da nuovi bisogni che adesso reclamano più attenzione. La pandemia da Covid 19 ha amplificato il disagio delle persone aprendo voragini che difficilmente potremo riparare e che sono un grave pericolo per il futuro delle comunità. Bambini e adolescenti ne hanno sofferto l’impatto indiretto, in conseguenza delle politiche necessarie a garantire il distanziamento sociale: dalle limitazioni alla mobilità, allo stravolgimento del sistema produttivo, fino alla chiusura delle scuole. Occorre intervenire in modo differente, cercare di individuare quei dispositivi di benessere sociale su cui costruire politiche giovanili a tutto tondo.
Come riporta anche l’ultimo rapporto Istat del marzo 2021 gli effetti indiretti della pandemia su bambini e adolescenti si sono fatti sentire in particolare sulla sfera emotiva e comportamentale. Si è assistito a un notevole aumento di disturbi del sonno, d’ansia e del comportamento alimentare e, in particolare tra gli adolescenti, di isolamento sociale, tristezza e depressione.
A livello mondiale, dall’ultimo rapporto di Unicef, emerge come un giovane su tre abbia problemi di malessere psicologico, uno su sette riporti una patologia psichica strutturata e che il suicidio, oggi, sia nell’Europa occidentale la seconda causa di morte tra adolescenti (4 casi su 100mila), subito dopo gli incidenti stradali.
Alcuni studi manifestano come il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali di bambini e adolescenti correli con il grado di malessere dei genitori e dell’ambiente degli adulti di riferimento. Saranno necessari interventi a più livelli, di natura psicologica e psichiatrica, ma anche sociale, economica e culturale. Sarà indispensabile ridisegnare il territorio degli interventi per potenziare quelli comunitari a partire dai bisogni attuali, dove non si può più prescindere dall’offerta di servizi integrati sociali, ambientali e sanitari. Si sono incrinate le fondamenta delle nostre costruzioni esistenziali. Ma ora è il momento della ripresa. Occorrono investimenti strutturali nella salute mentale dei bambini e degli adolescenti in ogni settore e un aumento degli interventi nella salute, dell’istruzione e protezione sociale. La scuola ha perso la capacità di contenere fenomeni come la dispersione e l’inclusione poiché non è riuscita a riqualificare un’offerta diversa, impostando la Dad come la didattica in presenza.
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