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La polizia sale in cattedra contro i pericoli della rete

Luigi Spinosi
La polizia sale in cattedra contro i pericoli della rete

Arrivato a Lucca il camion dell’iniziativa “Una vita da social” rivolta alle scuole Cyberbullismo e pedopornografia le minacce più gravi per i più giovani

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Luigi Spinosi

LUCCA. Adesso il limite è il mondo: è questo ciò che ha creato la rete Internet. Nel bene, ma anche nel male. È proprio a questo secondo aspetto, quello dei pericoli che si celano dentro un computer o un semplice telefonino, è stata dedicata l’iniziativa organizzata dalla Polizia di Stato e rivolta ai maggiori consumatori della rete: i giovani. È il progetto “Una vita da social” arrivato alla sua 11ª edizione, la campagna itinerante rivolta ai ragazzi con il camion trasformato in aula multimediale che ieri è arrivato in via Carrara a Lucca, e aperto dai saluti del questore Alessandra Faranda Cordella, del sindaco Alessandro Tambellini. e del provveditore Donatella Buonriposi.

Qui il personale della polizia postale ha illustrato i pericoli della rete cui sono maggiormente esposti i ragazzi, e che sono soprattutto due: il cyberbullismo e la pedopornografia. E, prima ancora di affrontare queste tematiche specifiche, c’è stato un incontro più generale sull’utilizzo dei social. Un agente della postale, con la collaborazione degli stessi ragazzi, diventati parte attiva con i racconti delle loro esperienze con i vari Facebook, Instagram, Tik Tok, ha illustrato i meccanismi, i limiti e cosa è bene fare e, soprattutto, non fare, con il telefonino che abbiamo in tasca. Il tutto con diverse premesse: questi strumenti non si possono usare se abbiamo meno di 14 anni, e l’uso di false identità non mette al riparo dall’identificazione, visto che alla fine si risale sempre al dispositivo di partenza (quindi occhio al linguaggio d’odio, alle minacce, alla diffamazione). Ma, soprattutto, c’è un aspetto che viene spesso sottovalutato, ossia che sui social non esiste “proprietà privata” di ciò che viene postato, anche sui cosiddetti profili chiusi: una volta che abbiamo pubblicato informazioni sensibili o foto queste diventano della rete, e non abbiamo più alcun diritto su di loro. E poi la questione privacy, che di fatto non esiste sui social, così come la richiesta di accettare i cosiddetti cookie (da respingere sempre) che rende le nostre informazioni accessibili a tutti. Un esempio pratico è stato fatto da uno degli stessi ragazzi: dopo aver scritto a un’amica sull’opportunità di andare o meno in un parco giochi, all’improvviso ha visto comparire le pubblicità di quel parco e di chi vi organizzava le visite.

Insomma le insidie sono tante, e tra queste le peggiori sono quelle di cui si è parlato successivamente nell’aula multimediale, nell’incontro aperto con un video di un testimonial di eccezione, il pasticcere lucchese e giudice della trasmissione Bake Off Damiano Carrara. Carrara ha invitato i ragazzi a ignorare i messaggi d’odio, a cancellarli e ad andare avanti con la propria vita. Un invito che ha aperto uno dei grandi temi affrontati nel colloquio con i ragazzi dall’agente della polizia postale Sonia Giannessi, ossia il bullismo sul web, l’evoluzione moderna di un fenomeno che purtroppo è sempre esistito, ma che con i nuovi strumenti diventa ancor più terribile: «Una volta ci affacciavamo su un piazza da un muretto – ha detto Giannessi – adesso ci si affaccia sul mondo, e non basta più scansare una certa strada per evitare i bulli». Bullismo che ha tre protagonisti: il bullo appunto, la vittima e lo spettatore. «E proprio lo spettatore è il soggetto più forte, ma anche quello che può intervenire per fermare», ha aggiunto l’agente. L’unica strada è segnalare la cosa, chiedere aiuto, che sia ai genitori, alla scuola o alle stesse forze dell’ordine. Questo, ha proseguito Sonia Giannessi, perché «il virtuale, non è finto, è reale. Le parole fanno male: le persone sono come fogli di carta, una volta stropicciati non torneranno più come prima». Un esempio che vale anche per il secondo pericolo, quello sessuale, sia che si parli dell’adescamento da parte dei pedofili, sia che si parli del fenomeno del revenge porn. Pericoli illustrati attraverso i filmati con la storia di due ragazze, una vittima appunto di cyberbullismo e l’altra di revenge porn. Casi che non sono mancati nemmeno a Lucca, con foto di ragazzine seminude fatte girare fra i loro coetanei: «Ma pure la diffusione e il possesso di quelle immagini è reato – ha chiuso l’agente – e dopo i 14 anni si è responsabili anche penalmente delle nostre azioni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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