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Una lapide ricorderà Pattini ucciso da un nazifascista

Emanuela Ambrogi BAGNI DI LUCCA.

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Una lapide ricorderà Dante Pattini, il ragazzo di 16 anni ucciso nel 1944 da un nazista che gli sparò un colpo di fucile mentre era affacciato alla finestra della sua abitazione, nei pressi della Chiesa Anglicana. Lì, con ogni probabilità il 9 dicembre, data del compleanno del giovane trucidato, sarà apposta la lapide che ricorda il tragico evento. La proposta, avanzata dall’Istituto storico della Resistenza e dall’Anpi, è stata accolta dalla amministrazione comunale che ha anche concesso un contributo di 500 euro. Come si può leggere nel libro di Virginio Monti "L'XI zona partigiana - Storia dei patrioti di Manrico Ducceschi - Settembre 1943/Ottobre 1944", Dante Pattini era uno studente liceale di 16 anni, figlio del maresciallo Arturo Pattini di Parma, sfollato a Bagni di Lucca. Con loro vivevano la mamma di Dante, oltre alla sorellina Aurora. Il ragazzo fu ucciso dai tedeschi, uno dei quali non sopportò di vedersi osservato dal giovane, affacciato alla finestra del suo appartamento al terzo piano dell'edificio della Chiesa Inglese alla Villa. Erano le 17 del 12 giugno 1944. Sulla lapide è scritto: “A Dante Pattini, studente liceale, di Arturo e Albertina Fornerone, nato il 9 Dicembre 1928 a Massa. Il 12 giugno 1944, alle ore 17.30 si trovava alla finestra della sua abitazione posta al 3° piano della Chiesa Anglicana di Bagni di Lucca - Villa, quando venne ucciso da un colpo di fucile sparato senza motivo alcuno da un militare tedesco. In onore alla sua memoria di giovane vittima innocente poniamo questo ricordo».

Il saggio di Monti ricorda l’episodio rimasto impresso nella memoria della gente di Bagni di Lucca, in particolare i vecchi che ricordano la barbarie nazifascista che colpì duramente la zona della Val di Lima, lungo la Linea Gotica, nei giorni dall’8 settembre 1943 alla liberazione di Bagni di Lucca, avvenuta il 28 settembre del 1944.

In un altro saggio Monti ricostruisce un’altra vicenda, quella del campo di concentramento provinciale organizzato dai nazifascisti nel Grande Albergo delle Terme, dove furono sistemati per un periodo ebrei italiani destinati alla deportazione.

Nel libro, "La questione ebraica in provincia di Lucca" (Tralerighe edizioni di Andrea Giannasi) si parla con ricchezza di particolari della detenzione nei locali dell'ex Grande Albergo delle Terme, residenza estiva del granduca di Toscana. I prigionieri dei nazifascisti da Bagni di Lucca finirono ad Auschwitz. Furono novantanove: erano complessivamente 102, ma il 23 gennaio 1944, data della partenza per Firenze e poi per Milano, due prigionieri ebrei non erano presenti. Durante il trasferimento un terzo riuscì a fuggire.

A giudizio dell’autore non fu un caso che il campo di raccolta provinciale degli ebrei fosse stato realizzato a Bagni di Lucca. «Al tempo - spiega - nel capoluogo della Villa e a Ponte a Serraglio la maggior parte degli abitanti erano fascisti. Il territorio era fascista».



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