Sicurezza
Furbetti del reddito: nuovi casi in procura
L’Inps denuncia tre soggetti che al momento della richiesta hanno omesso di segnalare altre entrate in famiglia
LUCCA. Non smettono di arrivare in procura casi segnalati dall’Inps in merito a cittadini che hanno percepito il reddito di cittadinanza senza averne diritto. Ormai sono diverse decine quelli di cui ha dato conto il Tirreno e in totale ve ne sono diverse centinaia sul tavolo dell’ufficio requirente di via Galli Tassi. Le ultime segnalazioni riguardano un 49enne lucchese di che al momento di presentare la domanda per il reddito all’Inps, nell’aprile del 2020, ha omesso di dichiarare che nel suo nucleo familiare era presente anche un’anziana pensionata. La scoperta è stata fatta successivamente grazie ai controlli incrociati che l’Inps fa con le varie banche dati degli uffici pubblici. Secondo i calcoli effettuati dall’istituto di previdenza l’uomo ha indebitamente percepito 7.526 euro, soldi che ora l’Inps gli chiederà di restituire costituendosi in giudizio come parte offesa. Situazione analoga quella che vede indagata una 75enne residente a Lucca, la quale nella dichiarazione sostitutiva unica inviata all’Inps nel giugno del 2020 ha omesso di indicare la presenza di altre due persone all’interno del suo nucleo familiare. Anche in questo caso la somma che l’anziana ha indebitamente percepito è di 7.411 euro.Contestata anche la recidiva reiterata.
Il terzo caso riguarda un 27enne residente a Gragnano, frazione del comune di Capannori. Nel luglio del 2019 il giovane evidentemente disoccupato, presenta un’auto-dichiarazione per chiedere il redditto di cittadinanza. Ma nella documentazione che presenta all’Inps omette di indicare la presenza nel suo nucleo familiare di un componente che ha un regolare contratto di lavoro e pertanto percepisce uno stipendio. Secondo l’Inps il 27enne ha percepito indebitamente 7.100 euro.
In totale sono circa trecento i fascicoli fatti pervenire da sei mesi a questa parte dell’ufficio provinciale dell’Inps che ha comunicato alla procura di aver individuato, su cinquemila domande presentate, mille richieste irregolari e passibili di denuncia penale in quanto i beneficiari utilizzavano documenti falsi o attestanti cose non veritiere violando l’articolo 7 del decreto legge 4 del 2019 convertito con legge 26 del 2019.
Tutti casi che testimoniano come il beneficio sia stato concesso con troppa leggerezza. Il problema è che ottenere indietro i soldi non sarà una cosa affatto semplice anche in caso di condanna.
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