Italia
Comics, protesta dei commercianti rimasti isolati: «Niente affari»
Sono i titolari di attività lontane dalle attrazioni del festival. Fipe-Confcommercio: è mancata un’equa distribuzione
LUCCA. Gioie e dolori. Due facce della stessa medaglia con al centro i commercianti. Affari a gonfie vele per alcuni, rabbia e delusione per altri.
Il confine sottile – spiegano gli addetti ai lavori – è il luogo in cui si trova l’attività. Se sia, in sostanza, in uno dei luoghi più “trafficati” perché vicini ad almeno una delle attrazione di Lucca Comics & Games.
Simona del Ry, titolare del ristorante “Peperosa” in piazza Anfiteatro e vicepresidente di Fipe-Confcommercio, spiega che «i flussi di persone non impattano in modo particolare» sulle attività che si trovano lontano dalle zone clou del festival. «Le persone in giro ci sono – sottolinea la vicepresidente – ma nessun cambiamento per quei commercianti defilati rispetto alle zone cruciali per la manifestazione. È stato come un buon venerdì o sabato di ottobre».
Gente in strada, famiglie con bambini. Ristoranti e bar presi d’assalto con il personale impegnato a preparare di buona lena panini. Quelli più classici, col prociutto o la mortadella, da un minimo di tre a un massimo di sei euro.
E poi ci sono i ristoratori occupati a “disciplinare” i visitatori in fila per rispettare il limite massimo di capienza del locale. Per poi, una volta al completo, mettere una catena a vietare l’ingresso ad altri clienti. Ma c’è anche chi non si è neppure accorto che fosse tempo di Comics. Perché di persone, nel suo locale, proprio non ne ha viste. È il caso di Ernesto Caiazzo del bar “Del Sole”. «Siamo stati isolati – racconta il commerciante – . Qui, nei dintorni di via Mordini, non ci sono padiglioni o attrazioni. Significa che i visitatori non hanno alcuna ragione per venire qui. Ho trovato tutto questo desolante e ora sto meditando di chiudere lunedì. Domani (oggi per chi legge, ndr) ho promesso ai miei clienti abituali di restare aperto. Ma per lunedì non ho alcuna intenzione di restare aperto».
Che l’edizione di quest’anno di Lucca Comics & Games fosse in versione ridotta è cosa nota. «Lo sapevamo ed eravamo anche contenti di questa ripartenza – prosegue Caiazzo – . Poi, però, abbiamo visto come sono stati disposti i padiglioni. Sono stati concentrati in alcune zone e altre aree sono state completamente escluse. Pensavamo che fosse poco, ma poco per tutti. E non solo per qualcuno. L’organizzazione avrebbe dovuto pensarci. Prima che noi comprassimo le materie prime, prendessimo nuovo personale a lavorare proprio in vista dei Comics. E invece nulla. In un qualunque venerdì di ottobre avremmo lavorato di più». Ed è lo stesso aspetto che sottolinea la vicepresidente di Fipe-Confcommercio. «Le attrazioni dovevano essere distribuite in maniera diversa. Omogenea, soprattutto, in modo da coinvolgere tutte le zone della città e non solo una parte – conclude del Ry – . È normale che quelle attività che si trovano vicino ai maggiori centri d’aggregazione ne abbiano beneficiato. Tutti gli altri ci hanno rimesso, invece».
Soddisfatto Matteo Pomini, presidente del Centro commerciale Città di Lucca di Confcommercio. «Se c’è movimento, la città può tornare gradualmente alla normalità – conclude – . È stato bello tornare a vedere la città di nuovo così vivace». Ma non la pensano tutti così. E su questa edizione di Lucca Comics & Games, la prima al tempo della pandemia, continuano a esserci luci e ombre. Commercianti soddisfatti e altri che ci avevano creduto davvero nella ripartenza. Ma invece gli affari sono stati un flop.
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