Sicurezza
Quei 462 “pracinhas” che sacrificarono la vita per la libertà
Le loro spoglie furono trasferite a Rio de Janeiro nel 1960 ma a loro memoria nel cimitero militare alle porte della città restano quelle di un milite ignoto
PISTOIA. Li chiamavano “pracinhas”, “soldatini”. Un po’ perché erano di statura più piccola rispetto ai neozelandesi e agli americani, soprattutto con un intento vezzeggiativo, per la gentilezza con la quale trattavano la popolazione locale oppressa dalla guerra, con la quale condivisero generi alimentari e medicine.
I soldati brasiliani della Força expedicionária brasileira, arrivati nel 1944 in Italia per combattere a fianco delle forze alleate e liberare il nostro paese, dal novembre di quell’anno al febbraio del 1945 furono a Pistoia.
In quei mesi, 58 di loro sposarono ragazze toscane, che poi li raggiunsero in Brasile alla fine guerra:erano soprattutto di Pistoia, Pescia, Altopascio e della Lucchesia. Ma tanti di loro persero la vita, combattendo sull’Appennino pistoiese, sulla Linea Gotica.
A ricordare il loro sacrificio, alle porte di Pistoia, in località San Rocco, sorge il cimitero in cui furono tumulate 462 di loro. Nel 1960 il governo brasiliano decise di riportarne le spoglie a Rio de Janeiro.
A Pistoia è rimasto solo il corpo senza nome di un milite ignoto. Nel 1965 il cimitero fu trasformato nel Monumento votivo militare brasiliano che ancora oggi è possibile visitare: in un piccolo parco, nella quiete della campagna, il muro in travertino su cui rimangono i 462 nomi incisi. Si tratta dell’unico cimitero militare straniero in Italia per il quale ancora oggi il governo brasiliano paga ogni anno una concessione allo Stato italiano.
I soldati della Feb arrivarono in Europa in 25mila, in cinque scaglioni successivi. Venivano un po’ da tutto il Brasile, e, dal secondo scaglione in poi, quando si seppe che erano destinati alla Campagna d’Italia, tanti si arruolarono volontari perché erano discendenti di italiani. All’inizio, in Toscana furono impegnati nella parte tirrenica (Camaiore, Massarosa) e nella Valle del Serchio, in Garfagnana, poi furono spostati a Pistoia.
Ma i cittadini brasiliani che contribuirono alla liberazione di Pistoia non erano solo uomini in armi. C’erano anche infermiere e personale medico, che diedero vita all’ospedale da campo che – dopo il settembre 1944 – venne allestito nell’attuale piazza della Resistenza.
Qui vennero curati i feriti provenienti dalla Linea Gotica. Proprio per ricordare anche il loro impegno, il 23 aprile scorso è stata inaugurata ufficialmente nel parco della piazza una stele, alla presenza anche del colonnello André Luiz dos Santos Franco, addetto militare per l’Esercito presso l’ambasciata brasiliana.
M.D.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google