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Lucca

CORTE D’APPELLO 

Tentato omicidio: pena ridotta all’accoltellatore

L.T.
Tentato omicidio: pena ridotta all’accoltellatore

Sette mesi e dieci giorni in meno rispetto alla sentenza del gup  a Massimiliano Pasquini  che in un bar di Monte S. Quirico ferì un giovane avventore

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LUCCA. Pena ridotta di sette mesi e dieci giorni all’accoltellatore di Monte S. Quirico. La Corte d’Appello di Firenze ha condannato a otto mesi e venti giorni di reclusione Massimiliano Pasquini, 55 anni, residente a Monte S. Quirico, che la sera del 4 ottobre 2020 ferì con una coltellata un avventore del bar “Il Bocconcino” a pochi chilometri dalla sua residenza. Si era “permesso” di prendere le difese di una donna. In primo grado, Pasquini venne condannato in abbreviato a otto anni e otto mesi di reclusione per tentato omicidio pluriaggravato per l’uso dell’arma e per i futili motivi dal giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci. Tra l’altro, dopo l’arresto, Pasquini rimase recluso nel penitenziario di San Giorgio in ragione di una sfilza di precedenti penali e di polizia per ricettazione e porto abusivo di armi. La vittima dell’aggressione, un muratore di 35 anni abitante a Fiano di Pescaglia, aveva deciso di non costituirsi parte lesa nel procedimento anche perché consapevole che il suo aggressore era nullatenente.

Il ferimento avvenne alle 19,20 del 4 ottobre 2020. Secondo gli inquirenti Massimiliano Pasquini, sino al giorno dell’arresto percettore del reddito di cittadinanza, entrò nel locale con il suo cagnolino inzuppato dalla pioggia. Era visibilmente in preda ai fumi dell’alcol. L’animale andò a scuotersi sulle gambe di una donna che si trovava vicino al bancone. Le sue proteste con il proprietario del cagnolino trovarono risposta in insulti e contumelie pronunciate dal padrone dell’animale. Quelle frasi ingiuriose e insultanti non passano però in sordina. E, tra gli avventori del locale, spuntò il muratore che fece notare a Pasquini come il suo cane non potesse stare all’interno del locale. È la goccia che fece traboccare il vaso. Pasquini tirò fuori dalle tasche un coltello e colpì il rivale. Urla, sangue, imprecazioni e i clienti che intervennero e atterrare e disarmare l’accoltellatore. La polizia di lì a poco arrestò l’uomo. Ma il muratore rischiò davvero la vita. La lama lo aveva colpito all’altezza dell’inguine lesionando l’arteria femorale con abbondante perdita di sangue. La ferita era profonda: sarebbero bastati pochi millimetri e la vena sarebbe stata recisa in modo irreparabile.

L.T.

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