Toscana
Bimbo caduto dalle Mura di Lucca, niente tribunale: gli imputati rischiano “solo” una multa di 600 euro
Colpo di scena: il processo non si terrà in tribunale, ma di fronte al Giudice di pace
LUCCA. Bambino caduto dalle mura, colpo di scena: il processo non si terrà in tribunale ma di fronte al Giudice di pace. Gli imputati rischiano “solo” una multa di 600 euro.
La notizia è arrivata ieri, alla prima udienza del procedimento a carico degli ex vertici dell’Opera delle Mura, imputati per il reato di lesioni personali colpose a seguito della caduta di un bambino di cinque anni e di suo padre nella cannoniera del baluardo San Regolo. Una caduta da circa 6 metri di altezza in conseguenza della quale l’uomo si rompe l’omero mentre il bimbo esce dall’ospedale con una prognosi superiore ai 25 giorni. Il tutto avviene il 21 agosto 2018. L’allora procuratore capo Pietro Suchan apre un’inchiesta, ponendo sotto sequestro la cannoniera e il baluardo e iscrivendo nel registro degli indagati Alessandro Biancalana, 65 anni, dell’ex direttore Giovanni Marchi, 66 anni, (entrambi difesi dall’avvocato Lodovica Giorgi) e del suo predecessore Maurizio Tani, 67 anni, (assistito dall’avvocato Carlo Di Bugno). Il fatto innesca tensioni tra Comune (Marchi e Tani all’epoca sono dirigenti a palazzo Orsetti) e ufficio requirente, tant’è che per evitare guai il sindaco Alessandro Tambellini firma un’ordinanza che vieta l’accesso alle Mura ai bambini minori di 10 anni non accompagnati e il divieto di avvicinamento ai bordi del monumento. Inoltre fa installare “indecenti” (copyright della Sopraintendenza) reti metalliche nei punti più a rischio della passeggiata, in attesa che sia messo a punto un piano per la messa in sicurezza definitiva del monumento simbolo della città. La questione accalora i lucchesi, a cui quelle reti proprio non piacciono, ma li restano. Almeno finché il processo non sarà concluso.
Il pm Elena Leone, titolare del fascicolo dopo il pensionamento di Suchan, chiede l’archiviazione ma il giudice Simone Silvestri rimanda gli atti al pm e dispone l’imputazione coatta. Si arriva a ieri mattina, quando di fronte al giudice Gianluca Massaro, si è apre il processo. Tutto si poteva pensare fuorché quel che è accaduto. Il giudice, giustamente, eccepisce una questione di competenza e rimanda gli atti al pm perché invii la citazione in giudizio dinnanzi al giudice di pace, competente in materia. L’articolo 590 del codice penale, lesioni personali colpose, prevede il giudizio davanti al giudice monocratico del tribunale, solo qualora si ravvisi che le lesioni sono avvenute a seguito di una violazione del codice della strada o in conseguenza di infortunio sul lavoro. Essendo stata esclusa da parte del gip la violazione del codice della strada in occasione dell’imputazione coatta, la competenza è del giudice di pace. E qui c’è un altro aspetto interessante: in caso di condanna il giudice di pace non applica pene detentive, ma solo pecuniarie. Pertanto i tre imputati rischiano al massimo una multa da 619 euro. Gli avvocati della difesa, però, non cantano vittoria: un eventuale giudizio di colpevolezza potrebbe essere usato in sede civile per un’assai più cospicua richiesta di risarcimento danni.
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