Sicurezza
Mandato a Livorno per l’esame Interviene il difensore civico
LUCCA. Mandato a Livorno e a Siena per fare un esame medico. La storia di Marco Sodini, 76enne di San Gennaro, frazione di Capannori, è finita sotto la lente di Sandro Vannini, difensore civico della Toscana. Quest’ultimo, il cui compito è volto a eliminare discriminazioni, abusi, ritardi e disfunzioni che si possano ingenerare fra cittadino e pubblica amministrazione – ha aperto una pratica sul caso segnalato dal Tirreno, invitando l’azienda sanitaria a fare approfondimenti e rimettendo alla Regione la valutazione sui percorsi sanitari presenti sul territorio. La lettera è stata inviata alla direttrice generale dell’Asl Maria Letizia Casani e al direttore generale del settore sanità della Regione Carlo Rinaldo Tomassini. «La circostanza – scrive Vannini – che un utente possa scegliere di utilizzare anche disponibilità più vicine nel tempo presso presidi più lontani afferenti alla medesima azienda o anche ad aziende diversi è senz’altro positiva, ma è anche necessario che si presti una particolare attenzione a quell’utenza più fragile con maggiori difficoltà a spostarsi soprattutto quando si tratti di essere sottoposti ad esami clinici che comportano preparazioni o l’esigenza di presentarsi digiuni all’esame».
«Non sapendo se il medico prescrittore abbia o meno indicato codici di priorità ignoro se la circostanza che il primo esame utile sia disponibile a Livorno (quindi nel territorio dell’Area Vasta) renda o meno conforme rispetto alle linee guida regionali per la gestione delle liste d’attesa la prestazione di cui si parla, dato che l’articolo (per questioni di privacy, ndr) non precisa il tipo di esame e quindi non è possibile approfondire tempi massimi di attesa e bacino di disponibilità. La circostanza che l’utente dica che l’ha rimandata causa emergenza Covid sembrerebbe escludere l’urgenza, ma è anche vero che l’emergenza Covid ha visto anche un ritardo in esami e accertamenti routinari e differibili che poi hanno fatto emergere situazioni cui far fronte con urgenza o cronicizzate a causa del ritardo diagnostico».
«Ciò premesso – conclude Vannini – resta l’esigenza, anche all’interno dei percorsi di cronicità e di presa in carico che sono discussi a livello regionale, di garantire un’offerta sul territorio ai soggetti più fragili e con maggiori difficoltà a spostarsi. Prego l’azienda sanitaria volere approfondire il caso concreto per capire se l’offerta è congrua rispetto alla patologia e al tipo di accertamento, rimettendo alla Regione Toscana ogni valutazione in merito allo sviluppo di percorsi dedicati sul territorio».
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