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Sono 23 i casi scoperti ieri in provincia

Gianni Parrini

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Gianni Parrini

LUCCA. Ci siamo, da questa mattina chi non possiede un Green pass non potrà entrare al lavoro e rischia di perdere lo stipendio. Per ottenere il prezioso certificato verde, come noto, ci sono due strade: la vaccinazione oppure tamponi a raffica che se negativi permettono di avere un Green pass la cui durata varia dalle 48 ore (per i test antigenici) alle 72 (per i molecolari). Questi ultimi sono più duraturi ma hanno delle controindicazioni: sia il salivare che il tampone molecolare costano dai 60 agli 80 euro e il risultato non è immediato. In pratica, il giorno di vantaggio viene perso in laboratorio. Di conseguenza tutti i non vaccinati bisognosi di Green pass optano per il tampone antigenico rapido, il cui prezzo è stato fissato dal governo in 15 euro e da qui non le farmacie non possono in alcun modo derogare (pena sanzioni fino a 10mila euro) mentre tra i laboratori e i centri privati l’obbligo vale solo per coloro che hanno aderito alla campagna di calmierazione indetta dall’esecutivo.

Il problema è che le persone che hanno bisogno di questo particolare esame sono ancora moltissime. In tutta la provincia di Lucca i soggetti non vaccinati sono 49.197 (22.209 nella Piana di Lucca, 7.209 in Valle, 19.779 in Versilia) e circa 37mila sono in età da lavoro, hanno cioè tra i 20 e i 69 anni. La domanda, dunque, è elevatissima a fronte di un numero di strutture che effettuano il test limitato. Tra Piana e Valle si contano 28 farmacie private, una decina di farmacie comunali e una manciata di strutture private. Troppo poco per fronteggiare le richieste, tanto che le agende sono già piene e molti lavoratori rischiano di non poter andare al lavoro perché privi di Green pass.

«La situazione non è più gestibile – spiega Salvatore Ingrosso, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Lucca –. Nonostante negli ultimi giorni sia aumentato il numero delle farmacie che effettuano il test la domanda è troppo elevata per potervi far fronte. Anche perché le richieste si concentrano tutte negli stessi orari, di solito al mattino presto, e poi gli appuntamenti vengono presi per tutto il resto della settimana essendo necessari tamponi ogni 48 ore. Come farmacia Novelli eseguiamo dai 100 ai 200 test al giorno ma non basta. Le agende sono piene e i telefoni continuano a squillare. Il personale è preoccupatissimo: reggere per tre mesi a questi ritmi sarà dura».

Anche i laboratori privati si stanno rimboccando le maniche per aumentare il volume dei test giornalieri. «Abbiamo deciso di anticipare di un’ora l’ingresso al lavoro, dalle 8 alle 7, e di fare orario continuano al posto della pausa pranzo – spiega Stefano Santi, titolare di Check Up a Lucca nonché esponente di Assosanità Confesercenti –. Abbiamo portato a due le postazioni per il “tamponamento” e in questo modo riusciremo a fare oltre 100 test al giorno. Lo facciamo per andare incontro alle esigenze del mondo del lavoro: ci sono diverse aziende che si interfacciano direttamente con noi per aiutare i propri dipendenti a trovare un posto dove fare il tampone. Da quanto mi risulta, infatti, le disponibilità nelle farmacie sono esaurite. L’impatto di questa misura su un tessuto produttivo caratterizzato da piccole imprese rischia di essere molto grave: in un’azienda in cui lavorano una decina di dipendenti, se ne vengono a mancare uno o due non è cosa da poco. Soluzioni? Si potrebbe portare a 72 ore la validità del Green pass ottenuto con il tampone antigenico rapido, in questo modo si ridurrebbe di un terzo l’attività di farmacie e laboratori alleggerendo molto le agende».

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