La manifestazione
I timori delle imprese per il certificato verde
Non spaventa la gestione dei controlli sul Green pass bensì la possibilità di trovarsi con reparti produttivi scoperti
LUCCA. Se fai l’imprenditore le sfide, eufemismo per indicare i problemi, non mancano mai. E questo lo si è compreso bene durante il convegno di apertura del Miac, dove si è parlato degli alti costi dell’energia, della difficoltà a ricorrere alle energie alternative, dei costi dello smaltimento rifiuti, delle carenze infrastrutturali. Tutte difficoltà che il cartario si trova ad affrontare giorno dopo giorno. La prossima sfida ha una scadenza ben precisa, il 15 ottobre. Domani gli imprenditori, di tutti i settori, si troveranno a dover gestire le limitazioni imposte dal decreto legge del 21 settembre in materia di lotta alla pandemia e che prevede, per poter entrare a lavoro, l’obbligo del Green pass.
Un ulteriore aggravio procedurale per il singolo lavoratore, ma anche per le aziende, che si devono organizzare di conseguenza, e che dovranno anche valutare in quale peso potrà avere l’eventuale presenza, anzi, assenza, di lavoratori che il Green pass non lo hanno fatto e non se lo vogliono fare.
Su questo fronte Confindustria Toscana Nord sta lavorando da tempo, come spiega il suo direttore Marcello Gozzi: «Abbiamo organizzato anche dei webinar, ai quali hanno partecipato oltre 250 aziende, per prepararsi a questo momento. Ogni azienda deve autoorganizzarsi. Noi suggeriamo non solo di fare il controllo a tutti all’ingresso, ma anche di farsi dire prima dai lavoratori chi non ha il Green pass, in modo da sapere prima chi non lo ha ed evitare un ulteriore passaggio». In sostanza una sorta di anagrafe dei dipendenti che scelgono a priori di non fare la certificazione verde, in modo da evitare di farli venire agli ingressi della fabbrica per poi farli tornare indietro. Un sistema utile anche per organizzare l’attività interna all’azienda difronte all’eventuale carenza di personale per mancanza di Green pass. E questa è l’altra grande incognita (nonché l’altro problema) che le imprese si troveranno davanti da domani: quanti saranno i dipendenti che mancheranno all’appello perché privi di permesso? E come potranno essere sostituiti, soprattutto nel caso di personale con mansioni specialistiche? Su questo fronte, conferma Gozzi, una soluzione è difficile: «Il decreto scadrà il 31 dicembre, e sperando che nel frattempo la situazione pandemica sia ulteriormente migliorata, abbiamo davanti a noi un orizzonte temporale di due mesi e mezzo di grande incertezza».
«Il quadro lo avremo chiaro solo dopo il 15 – aggiunge il commissario straordinario della Camera di Commercio Giorgio Bartoli – stimiamo tra il 5 e il 10 per cento di personale che non potrà entrare. Il problema a quel punto sarà se tra quei lavoratori vi sarà personale specializzato o se l’astensione dal lavoro interesserà personale che svolge la stessa mansione, con settori che rischieranno di restare scoperti».
Luigi Spinosi
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