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Continui viavai di persone nell’ex distilleria in degrado

Nicola Nucci
Continui viavai di persone nell’ex distilleria in degrado

Tornano a far discutere le condizioni del complesso industriale di Tassignano Senzatetto e appassionati di esplorazioni urbane, in tanti provano a entrarci

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Nicola Nucci

CAPANNORI. Lo stato di degrado e abbandono dell’ex distilleria nel centro di Tassignano, già al centro di numerose proteste, è sempre evidente. Lo sanno bene i residenti che recentemente avevano anche segnalato la caduta di alcune pietre dalla parte alta del complesso.

Ma nelle ultime settimane questo luogo è stato movimentato anche da strane presenze notturne, segnalate dai residenti della zona. Niente fantasmi ovviamente, ma più probabilmente qualcuno alla ricerca di un posto dove passare la notte (d’altra parte resti di bivacchi notturni sono stati segnalati anche nel vicino sottopasso pedonale), oppure qualche appassionato della cosiddetta “urbex”, ossia l’esplorazione di edifici abbandonati, una curiosa passione che conta un numero crescente di appassionati. Alcune persone sarebbero state notate mentre scavalcavano la recinzione, così come sono stati notati segni di forzature agli ingressi dell’edificio.

E, che si tratti di persone alla ricerca di un bivacco o di esploratori urbani, si tratta comunque di persone che corrono anche dei rischi. Perché è vero che non risulterebbero problemi di stabilità, ma è pur vero che si tratta di un edificio fatiscente, e la caduta di qualche mattone o di qualche altro elemento architettonico non è poi così improbabile.

Ma quelle presenze hanno anche riacceso il dibattito a proposito di quel sito, che si trova nel cuore del paese a ridosso di alcune abitazioni. Una situazione che i residenti hanno più volte fatto presente, anche con una raccolta di firme per chiedere degli interventi. Tra i problemi, oltre a quello rappresentato dalla struttura in quanto tale, c’è anche quello della vegetazione infestante che la circonda, e che aggiunge al tutto anche il timore di incendi.

L’unica iniziativa sull’edificio abbandonato risale all’inizio degli anni duemila, quando il Comune adottò un’ordinanza per la rimozione del tetto in amianto e la messa in sicurezza generale. Nel frattempo però sono trascorsi altri anni che hanno peggiorato le condizioni dell’ex complesso industriale. Complesso per il quale in questi anni, al di là di qualche voce su possibili trattative, non è stato trovato un acquirente, nonostante il piano regolatore comunale favorisca il recupero di siti e immobili. In attesa di una svolta, non facile di questi tempi con la pandemia che non è ancora del tutto alle spalle, gli abitanti della zona tornano a sollecitare il recupero dell’enorme edificio in disuso da anni. Un rudere che oltre a creare apprensione (il tetto in parte è già crollato anni fa e alcune pietre si staccarono finendo nel cortile di una famiglia che abita a pochi passi da lì), va anche a deturpare l’immagine della zona. Collocata in via della Chiesa, nel pieno cuore del paese e visibile anche da lontano.

Sul caso dell’ex distilleria un anno fa intervenne anche il comitato paesano, presentando un esposto all’ufficio ambiente del Comune per segnalare le precarie condizioni, anche dal punto di vista igienico-sanitario, del rudere.

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